Riforma pensione: indipendentemente dai contributi, quando si vuole

L’Italia impone paletti anagrafici e contributivi per il pensionamento: non si potrebbe scegliere in autonomia l’età per l’accesso prendendo soltanto quello che spetta?

Quello che manca in Italia è la possibilità di accedere alla pensione indipendentemente dai contributi versati. Per pensionarsi, infatti, bisogna rispettare paletti anagrafici e contributivi e molto spesso mi arrivano mail di lettori che, pur avendo raggiunto i 67 anni di età non possono accedere alla pensione di vecchiaia perchè non hanno raggiunto i 20 anni di contributi minimi richiesti.

Quando non si raggiungono i 20 anni di contributi tutta la contribuzione versata va persa non dando luogo ad alcuna forma di pensionamento. Questo non lo trovo giusto. Come non trovo giusto che si debba dover lavorare fino a 67 anni.

Pensione quando e come si vuole

Ovviamente non dico che si debba poter accedere al pensionamento a 40 anni perchè non si ha voglia di lavorare. Ma poniamo il caso di un sessantenne che ha maturato 30 anni di contribuzione: perchè non può scegliere di smettere di lavorare ed accedere al pensionamento? Magari applicando un coefficiente di trasformazione che tenga conto dell’anticipo rispetto ai 60 anni.

Ricordo che un tempo c’erano della categorie che, indipenentemente dall’età potevano accedere al pensionamento al raggiungimento dei 20 anni di contributi (la mamma di una mia amica a 45 anni era in pensione dopo aver lavorato per 20 anni).

In Italia manca la libertà di poter accedere alla pensione in piena libertà. Si dovrebbe fissare un’età minima in cui si può scegliere di andare in pensione (magari da 60 anni in poi) prevedendo delle penalizzazioni, visto che la speranza di vita è alta, sull’assegno pensionistico spettante che ripaghi quei 7 anni in più di pensione erogata.

E soprattutto si dovrebbe permettere, al compimento dei 67 anni,  di poter accedere al pensionamento indipendentemente dal numero di anni di contributi versati, prendendo quello che spetta, anche se è poco. Ad oggi chi versa anche 19 anni di contributi non ha diritto alla pensione di vecchiaia vedendo andare perduti tali versamenti che, tra l’altro, l’INPS non rimborsa.

C’è bisogno di una riforma pensione che non guardi soltanto alla convenienza per l’INPS e per le casse dello Stato ma che venga incontro ai veri bisogni dei lavoratori. In molti casi, infatti, mi capita di leggere mail di lettori che non avendo ancora raggiunto i 67 anni non possono accedere alla pensione pur non avendo più la forza di lavorare. Tenere conto, quindi, anche dello stato di salute (a prescindere se viene riconosciuta invalidità e in quale percentuale).

Questa ovviamente è soltanto la mia idea, quello che reputerei giusto in un Paese civile che pensa soprattutto al benessere dei suoi abitanti.


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Patrizia Del Pidio

Giornalista pubblicista, oltre ad essere proprietaria e autrice presso Notizieora.it, collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it. Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.