Riforma pensioni: cosa cambia nel 2020

Proroga Opzione donna e Ape sociale, confermata Quota 100, rivalutazioni per gli assegni tra 3 e 4 volte il minimo. Ancora discussa la pensione di garanzia. 

Nel 2020 la nuova Legge di Bilancio porterà delle novità anche in ambito pensionistico. Le principali riguardano Ape Sociale e Opzione donna che, avendo riscosso successo, sono state prorogate di un anno, e una possibile introduzione della pensione di garanzia, fortemente voluta dal governo Conte bis ma non ancora certa. Quota 100 rimane invece invariata e confermata fino al 2021. Restano stabili l’età minima per la pensione di vecchiaia, pari a 67 anni fino al 2022, e i contributi minimi per la pensione anticipata, pari a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Non subiranno modifiche nemmeno la pensione di cittadinanza e quella d’invalidità, mentre ci saranno delle mini rivalutazioni per le pensioni fra tre e quattro volte il trattamento minimo. Continuate a leggere il nostro articolo per saperne di più.

Opzione donna e Ape sociale: prorogate al 2020

Opzione donna permette alle lavoratrici di andare in pensione anticipata, ma con un assegno calcolato interamente in modo contributivo, tagliato quindi del 25/30% rispetto all’ultimo stipendio. Per il 2020 i requisiti anagrafici restano di 58 anni per le dipendenti pubbliche e 59 per le lavoratrici autonome, purché entrambe abbiano versato 35 anni di contributi. Oltre ad essere prorogata fino al 31 dicembre 2020, l’Opzione donna potrebbe essere estesa alle dipendenti nate nel 1961 e alle lavoratrici autonome classe 1960.

Prorogata a tutto il 2020 anche Ape sociale, un’indennità che consente a determinate tipologie di lavoratori di accedere alla pensione anticipata con almeno 63 anni di età e 30 di contributi.

Non sono riconfermate invece Ape aziendale e Ape volontaria.

Quota 100: confermata fino al 2021

Meno successo è stato riscosso da Quota 100, tanto che si parla di modificarne i requisiti per il 2020 e di adottare una misura diversa dopo il 31 dicembre 2021, data in cui finirà il periodo di sperimentazione di Quota 100. Il provvedimento permette di lasciare il lavoro a 62 anni con 38 anni di contributi, ma con un assegno pensionistico ridotto dell’8%.

Pensione di garanzia 2020

Al centro della discussione sulle pensioni c’è la possibilità di introdurre nel 2020 la pensione di garanzia, che agevolerebbe tutti quei giovani che, svolgendo lavori precari e discontinui, si trovano svantaggiati dal sistema contributivo. Del progetto si era parlato anche l’anno scorso, quando si voleva istituire un assegno tra i 650 e i 1000 euro per chi avesse almeno 20 anni di contributi, con 30 euro in più al mese per ogni anno successivo al ventesimo. I destinatari sono i nati dopo il 1970 con lavori precari e discontinui che rischiano un trattamento pensionistico molto basso e tardivo, da cui l’importanza di introdurre un sostegno del genere nella nuova Legge di Bilancio. Ma resta ancora da vedere cosa verrà deciso in merito per il prossimo anno.

Rivalutazione degli assegni pensione fra 3 e 4 volte il minimo

Gli assegni pensionistici tra i 1.522 e i 2.029 euro lordi al mese, già rivalutati nel 2019 al 97%, subiranno un’ulteriore rivalutazione al 100% nel 2020 per adeguarsi all’inflazione. Ciò significa che le pensioni fra 3 e 4 volte il trattamento minimo, pari a 513 euro per il 2020, aumenteranno di circa 6 euro l’anno, cifra della quale i sindacati si accontentano, ma che giudicano irrisoria. Per le pensioni più alte invece, gli adeguamenti all’inflazione restano gli stessi: 

  • del 77% per gli assegni tra 4 e 5 volte il trattamento minimo
  • 52% per gli assegni tra 5 e 6 volte il minimo
  • 47% tra 6 e 8 volte il minimo
  • 45% tra 8 e 9 volte il minimo
  • 40% per gli importi superiori a 9 volte il minimo

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