Riforma pensioni: la legge Fornero non si tocca

Mentre Salvini vorrebbe cancellarla, Berlusconi pone il veto: la legge Fornero non va toccata in ambito riforma delle pensioni.

Tra il leader della Lega, Matteo Salvini, e quello di Forza Italia, Silvio Berlusconi, c’è un botta e risposta in ambito riforma pensioni ed in particolare sulla legge Fornero.

Silvio Berlusconi ha ipotizzato di anticipare l’accesso alla pensione di vecchiaia prima dei 67 anni previsti nel 2019 “solo in alcuni casi, individuati con equità, e per un periodo di tempo limitato. Ciò non stravolgerebbe i conti dell’Inps e non avrebbe i gravi effetti sui conti previdenziali che si determinerebbero se invece si abbassasse l’età di accesso alla pensione per sempre e per tutti. Si tratta di tutelare i lavoratori che sono stati discriminati dai criteri rozzi e frettolosi adottati dalla legge Fornero, che hanno sconvolto improvvisamente le attese e i programmi di vita di tante persone e messo in grave difficoltà i lavoratori più anziani, che non sono più in condizioni di lavorare e che invece sono lasciati a carico delle aziende oppure senza reddito” spiega il leader di Forza Italia.

La replica di Salvini, però è “Piatti chiari e amicizia lunga. Mi sono preso un impegno personale, come uomo prima che da segretario della Lega, e il centrodestra intero l’ha sottoscritto: la legge Fornero va cancellata. È una legge ingiusta, sbagliata, che porta povertà e disperazione nelle famiglie. Non esiste costringere gli italiani ad andare in pensione a 67 anni. L’abbiamo firmato tutti insieme e i patti si mantengono. La prima legge che il governo Salvini cancellerà è la legge Fornero. Su questo non c’è discussione aperta possibile”.

Legge Fornero: già tante riforme

Sulla questione interviene anche Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera spiegando che “Tutti dimenticano  che la legge Fornero, dal 2012 a oggi, è già stata profondamente cambiata, anche se non l’abbiamo sbandierato ai quattro venti per non innervosire i burocrati europei. Si sono realizzate 8 salvaguardie, che hanno riconsegnato a 153.000 lavoratori la possibilità di andare in pensione con le vecchie regole. Si è completata la sperimentazione di Opzione Donna, con altre 36.000 lavoratrici coinvolte. Infine, con l’APE sociale, si manderanno in pensione a regime, a partire dai 63 anni, circa 60.000 lavoratori delle 15 categorie delle attività gravose ai quali si è anche bloccato l’innalzamento dell’età pensionabile. In totale, si tratta di 250.000 lavoratori (con uno stanziamento di circa 20 miliardi) che avrebbero corso il rischio povertà e che invece abbiamo salvato. Qualcuno, dopo questi interventi, ha parlato, ormai a ragione, di ‘legge-groviera’.Noi pensiamo che si debba continuare su questa strada di forte revisione. Vanno, in primo luogo, quantificati i risparmi delle salvaguardie per proporre un ultimo intervento (il nono) che risolva definitivamente il problema degli esodati; vanno anche utilizzati i risparmi di Opzione Donna per proseguire la sperimentazione; infine, l’APE sociale, che scade nel 2018, va resa strutturale: poter andare in pensione a partire dai 63 anni, se si svolgono lavori gravosi, deve diventare una misura di flessibilità permanente, quindi un architrave del sistema previdenziale”


Per essere sempre aggiornato, seguici su: Facebook - Twitter - Gnews - Telegram - Instagram - Pinterest - Youtube

Condividi questo articolo sui Social
TwitterFacebookLinkedInPin ItWhatsApp

Patrizia Del Pidio

Giornalista pubblicista, oltre ad essere proprietaria e autrice presso Notizieora.it, collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it. Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.