Rischio pensioni per crollo del PIL: interessa solo chi va in pensione dal 2023

Quanto il crollo del PIL stimato tra 8 e 10% potrà influire sui prossimi pensionamenti? Dobbiamo preoccuparci delle future pensioni?

La paura di moltissimi lavoratori che devono accedere alla pensione è che con la crisi economica causata dall’emergenza sanitaria di COVID-19 possa portare ad uno storico tracollo del prodotto interno lordo (PIL). La riforma DINI, infatti, prevede la rivalutazione annuale del montante contributivo in base al PIL dell’ultimo quinquennio. La preoccupazione dei più a questo punto è che effetto potrebbe avere una contrazione del PIL dell’8 o 10% sulle pensioni future?

Pensioni a rischio causa PIL?

Da chiarire fin da subito che chi accederà alla pensione nel 2020, nel 2021 e nel 2022 non avrà effetti dall’eventuale aumento del PIL poichè il prodotto interno lordo del 2020 entra a far parte della media quinquennale dopo un biennio.

Per approfondire consiglio la lettura dell’articolo sul rischio calcolo pensioni più basso: Ultime notizie pensioni: Pil, taglio assegni e stipendi

Si pensi soltanto che per i pensionamenti del 2019 si è applicata per la rivalutazione del montante contributivo la media PIL relativa al quinquennio 2013/2017. L’eventuale riduzione del PIL del 2020, quindi, coivolgerà coloro che accederanno alla pensione nel 2023.

Ma veramente l’evenaule perdita del 2020 influirà sulle pensioni future? La risposta che viene da dare è NO visto che si tratta di una situazione in cui ci siamo trovati anche nel passato, nel 2015, quando il legislatore ha stabilito un principio secondo il quale il coefficiente di trasformazione non può essere inferiore a 1.

Questo principio fa si che anche coloro che accederanno alla pensione a partire dal 2023 non subiranno alcuna decurtazione sul montante contributivo anche se la capitalizzazione risultasse negativa: anche se il mondante contributivo dell’ultimo anno non aumenterà per effetto della rivalutazione non ci saranno decurtazioni sullo stesso (non sarebbe quindi applicato un tasso negativo che vada ad erodere i contributi versati).

Da tenere presente, però, che lo stesso fenomeno non interesserà soltanto coloro che si pensioneranno nel 2023 ma anche negli anni successivi visto che la mancata rivalutazione applicata, in base a quello che prevede la legge, debba essere recuperata sulle rivalutazioni degli anni successivi.

In conclusione, quindi, cerchiamo di tranquillizzare i futuri pensionati: nessuno subirà perdita dei contributi versati, al limite l’effetto del crollo del PIL si potrà riscontrare nella mancata ricalutazione degli ultimi anni di contributi versati ma essendo il meccanismo di rivalutazione già abbastanza in crisi.

I contributi versati all’INPS al momento rendono circa l’1% (nella rivalutazione); con il crollo del PIL la resa sarà 0 ma il montante non sarà  toccato.


Per essere sempre aggiornato, seguici su: Facebook - Twitter - Gnews - Telegram - Instagram - Pinterest - Youtube

Condividi questo articolo sui Social
TwitterFacebookLinkedInPin ItWhatsApp

Patrizia Del Pidio

Giornalista pubblicista, oltre ad essere proprietaria e autrice presso Notizieora.it, collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it. Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.