Riunione BCE, Draghi stretto tra Brexit e gilet gialli su QE e tassi

Dopodomani, la BCE terrà l’ultima riunione del board per quest’anno e dovrà fornire indicazioni certe sul “quantitative easing”, ovvero se cesserà effettivamente gli acquisti dopo la fine del mese, nonché le nuove proiezioni macroeconomiche su pil, inflazione e disoccupazione nell’Eurozona per il prossimo triennio. Sembra improbabile che il governatore Mario Draghi si presenti in conferenza […]

Dopodomani, la BCE terrà l’ultima riunione del board per quest’anno e dovrà fornire indicazioni certe sul “quantitative easing”, ovvero se cesserà effettivamente gli acquisti dopo la fine del mese, nonché le nuove proiezioni macroeconomiche su pil, inflazione e disoccupazione nell’Eurozona per il prossimo triennio. Sembra improbabile che il governatore Mario Draghi si presenti in conferenza stampa con l’annuncio di una retromarcia dell’ultimo minuto sul QE, semmai potrà segnalare un linguaggio accomodante rispetto alle modalità con cui gli acquisti di assets verranno condotti dal mese prossimo in fase di reinvestimento, la cui durata potrebbe essere più lunga delle attese. Inoltre, l’istituto potrebbe rendere noto l’allungamento della durata media dei bond in portafoglio, i quali verrebbero rimpiazzati alla scadenza da titoli più longevi (cosiddetta “Operazione Twist”).

Non sappiamo se già questo giovedì, ma al più tardi nei primissimi mesi del nuovo anno dovrebbero essere annunciate nuove aste T-Ltro, necessarie per sostenere il credito bancario all’economia reale, evitando che il rallentamento in corso della crescita nell’area finisca per essere seguito da una vera recessione. Per il momento, invece, anche per non legarsi troppo in anticipo le mani, quel riferimento ai “tassi stabili fino all’estate 2019” dovrebbe rimanere nel comunicato ufficiale, anche se sono sempre di meno gli analisti e i trader a credere nel varo di una stretta da qui ai prossimi mesi. Anzi, inizia a serpeggiare il dubbio che i tassi resteranno stabili per almeno tutto l’anno prossimo, date le difficoltà dell’Eurozona e non solo sul piano economico.

La Francia di Emmanuel Macron è attraversata da forti tensioni politiche e sociali con le proteste dei cosiddetti gilet gialli, il movimento trasversale ai partiti, che ha costretto il presidente alla resa su provvedimenti come l’aumento delle accise su diesel e benzina, così come ad annunciare misure per venire incontro alle fasce più deboli della popolazione. I blocchi stradali, nel frattempo, avrebbero inferto un duro colpo all’economia nazionale, sottraendo – si stima – lo 0,1% di pil al quarto trimestre e allontanando ulteriormente la crescita del 2018 dal target del governo dell’1,7%. E tra accise cancellate, sgravi ai pensionati e aumento del salario minimo di 100 euro al mese sostenuto da detassazioni alle imprese, il deficit pubblico transalpino sembra destinato a salire sopra il 3% del pil, violando il Patto di stabilità.

E se la Francia brucia, aldilà della Manica non si ride. Il Parlamento di Londra dovrà esaminare a giorni l’accordo del governo May con la UE sulla Brexit, ma il voto finale è stato rinviato di alcuni giorni dalla premier, visto che le probabilità di bocciatura fossero elevate. Il rischio per Londra da una parte e Bruxelles dall’altra consiste nell’uscita del Regno Unito dalla UE senza un accordo a marzo, cosa che significherebbe l’imposizione reciproca di dazi, fuga dei capitali dalla City per via dell’incertezza legale sul mercato dei derivati, in particolare, e diversi decimali di crescita perduta in tutto il Vecchio Continente, specie in economie molto legate commercialmente all’Inghilterra, come Olanda e Germania.

Queste nubi che si addensano sull’Eurozona non autorizzano la BCE a mettere in cantiere una politica monetaria più restrittiva per il futuro imminente. La Francia, ad esempio, ha bisogno più che mai degli investimenti delle imprese per mantenere i suoi tassi di crescita a livelli tali da non fare salire il tasso di disoccupazione, oggi al 9%. E le società transalpine hanno beneficiato più delle concorrenti nell’area degli acquisti di corporate bond da parte della BCE con il QE, per cui il venir meno di questi stimoli rischia di provocare scossoni nelle economie “core” dell’euro, quanto mai in crisi anche sul piano politico, con la Germania ad assistere al logoramento quotidiano della cancelliera Merkel, quasi giunta a fine corsa. Nessuno annuncio clamoroso, ma la BCE tornerà sui suoi passi tra due giorni. L’Eurozona non può permettersi tassi più alti.

 


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