Acceptance and Commitment Therapy: l’accettazione di se stessi

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09/07/2020

Si chiama “Acceptance and Commitment Therapy”, o ACT ed è un intervento psicologico simile al Mindfulness, in quanto strategia basata sull’accettazione di se stessi. E’ impiegata per la riduzione di stress, ansie e momenti di grandi sofferenze e si basa su alcuni momenti topici. Gli eventi sfavorevoli sono propri di tutti, sta a noi imparare a saperli gestire. Ecco i principi di funzionamento.

Acceptance and Commitment Therapy: l’accettazione di se stessi

L’ Acceptance and Commitment Therapy ha come obiettivo quello di aumentare la flessibilità psicologica dell’individuo e quindi il suo benessere. Si tratta di poche e semplici regole che aiutano l’individuo a meglio gestire le proprie emozioni, lo stress e i propri attacchi di panico.

Acceptance and Commitment Therapy: accettazione di se stessi

Il punto di partenza è bandire il così detto “ evitamento esperienziale”. Quando ci capita qualcosa di brutto, quando siamo attaccati dall’ansia o in piena crisi di panico, tendiamo a rinnegare quanto successo. L’ Acceptance and Commitment Therapy risponde a questo con l’accettazione. In pratica, si tratta del principio cardine della Mindfulness, una pratica buddista che viene impiegata per consentire all’individuo di accettarsi a 360 gradi.

L’ACT risponde ad un altro importante problema: quando semplicemente ci accade qualcosa di non desiderato, non è tanto la cosa accaduta in sé a crearci problemi, ma il modo in cui la viviamo. Un problema diventa infatti molto più grave quando tendiamo a viverlo in maniera negativa.

L’ Acceptance and Commitment Therapy risponde con la “Defusione”, che intende migliorare la capacità dell’individuo nell’affrontare i problemi.

Acceptance and Commitment Therapy: come gestire il futuro ed il passato

L’individuo è naturalmente predisposto a far dominare, sul presente, i due momenti del passato e del futuro. L’ Acceptance and Commitment Therapy vuole educare l’individuo ad avere un corretto contatto con il presente. Questo significa essere consapevoli di se stessi e delle proprie esperienze attuali; non attendere chissà quali momenti futuri e trarre dal passato i giusti insegnamenti, per poi metterlo via.


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Poi c’è il momento del “ se concettualizzato”. Si tende spesso ad auto-attribuirsi epiteti scomodi: l’individuo si definisce “lo sfortunato” oppure il “malato” e così via. L’ ACT risponde semplicemente con il “Se come contesto”, ossia l’atto di osservarsi in maniera totalmente nuova, quasi distaccata, prendendo le cose esattamente come avvengono e come sono.

La mancanza di valori e di attività per conseguirli:

Gli ultimi due pilastri sono: la mancanza di valori e la mancanza di attività e di impegni per perseguire i valori personali. I valori sono semplicemente i motivi che ci portano a comportarci in un certo modo, ad agire secondo determinate azioni. L’ Acceptance and Commitment Therapy intende semplicemente rendere questi valori obiettivi concreti e fattibili.

Alla mancanza di tali valori, l’ACT risponde semplicemente con “l’azione impegnata”, ovverosia una gestione dell’individuo delle proprie fragilità. Tramite questi imperativi categorici, questa pratica riesce a condurre l’individuo verso un più piacevole modo di affrontare le problematiche che gli si presentano.

Gli eventi sfavorevoli sono propri di tutti, sta a noi imparare a saperli gestire.