Covid_19: vitamina C in USA utilizzata come integrazione a quella farmacologica

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30/03/2020

In America usata la vitamina C come integrazione alle terapie.

Covid_19: vitamina C in USA utilizzata come integrazione a quella farmacologica

In America, esattamente nello stato di New York, ai pazienti malati di Covid-19 si stanno somministrando dosi massicce di vitamina C, utilizzata come soluzione integrativa a quella farmacologica. Questo accade nell’azienda ospedaliera Northwell Health del dottor Andrew Weber, che somministra per via endovena 1500 milligrammi della sostanza vitaminica.

In America somministrata vitamina C per i malati di Covid-19

Questa decisione è stata presa dal dottore americano, dopo che questa stessa terapia è stata usata a Shangai con dei buoni risultati. Dichiara:

  • I pazienti che ricevono vitamina C migliorano in maniera significativa rispetto a chi non riceve la vitamina C. Richiede un quantitativo elevato per avere effetto, ma non è un trattamento evidenziato perché non si tratta di un medicinale”.

Si sta spargendo la voce che in America molti ospedali stanno adottando questa soluzione, attenzione, non come terapia sostitutiva a quella farmacologica, ma come integrazione alla terapia che già fanno. Di solito i farmaci che in America abbinano alla vitamina C sono la idroclorochina, che è un farmaco anti-malaria, e azitromicina, che è un antibiotico.

L’utilizzo nelle strutture ospedaliere della clorochina e la forte promozione fatta dal Presidente Trump ha convinto una coppia dell’Arizona ad inventare in proprio una terapia che vede impegnata principalmente questa sostanza.

I risultati, però, non sono stati dei migliori e incoraggianti: i coniugi utilizzavano la versione che era destinata alla pulizia degli acquari; il marito non ce l’ha fatta ed è deceduto, la moglie si trova in gravissime condizioni.

Con il Covid-19 non si scherza e integrare ad una cura farmacologica della vitamina C non è qualcosa di pericoloso, ma si tratta di affrontare e sfidare il Covid-19, virus che, ancora dopo tre mesi, non conosciamo. E’ meglio, però, lasciar stare le cure “fai da te”; lasciamo lavorare in pace dottori e scienziati e vedremo che ne usciremo, prima o poi.