La celiachia: in Europa manca la diagnosi a più dell’80% dei casi

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17/05/2018

La ciliachia ancora troppo bassa la percentuale di diagnosi in Europa: ecco ci dicono gli esperti

La celiachia: in Europa manca la diagnosi a più dell’80% dei casi

La celiachia non è stata ancora diagnosticata all’80% dei casi. Questa è una malattia legata all’alimentazione e si prevede una crescita dei casi. Questo è stato evidenziato durante La giornata della Celiachia, il 16 maggio, dall’Associazione italiana celiachia. In Italia i casi diagnosticati sono 200.000, di cui 21.277 sono bambini fino a 10 anni, a fronte di una stima di 600.000 celiaci.

Incidenza della celiachia in Europa

Nei paesi europei è in continua crescita, 1 individuo su 100 è colpito dalla malattia ed anche in Italia. In alcuni paesi, invece, incidenza sale a 3 su 100. Il rischio che si incorre a causa delle mancate diagnosi è l’aumentare dei problemi di salute e complicanze che la celiachia comporta.

Il tempo di attesa per la diagnosi

Come abbiamo detto, la celiachia è una malattia legata all’alimentazione e per curarla bisogna sottoporsi ad una dieta senza glutine. IL tempo di diagnosi in Europa è un tempo medio di 8 anni. In Italia scende a 6 anni di accesso al Servizio sanitario nazionale prima di una diagnosi certa. La celiachia può essere diagnosticata in qualsiasi età, dallo svezzamento, infanzia e adolescenza, ma ci sono casi i cui i sintomi si presentano in età adulta. È molto importante riuscire a fare una diagnosi precoce, soprattutto nei bambini. Il pericolo per i piccoli è quello di incorrere in gravi conseguenze come: la perdita di peso, problemi nella crescita, ritardo della pubertà e anche stanchezza cronica e osteoporosi.

Come far fronte al problema delle diagnosi mancate

Per cercare di arrivare ad una totale copertura di diagnosi, in Italia, l’Associazione pazienti ha diffuso il “Protocollo per le diagnosi e il follow up della celiachia”. Questo include le linee guida per una corretta diagnosi soprattutto nei bambini e negli adolescenti. A livello europeo, gli esperti della Società europea di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatriche e della Federazione europea delle associazioni pazienti Aoecs, hanno diffuso un manifesto dove si risaltano i sintomi chiavi e le caratteristiche dei pazienti a più alto rischio a sviluppare la celiachia nell’infanzia.

Riccardo Troncone, professore ordinario di Pediatria all’Università Federico II di Napoli oltre che direttore dell’European Laboratory for the Investigation of Food-Induced Diseases (Elfid), ha dichiarato “Una delle sfide più grandi nell’individuare la celiachia è la varietà dei sintomi con cui essa si presenta, spesso diversi per tipologia ed intensità da paziente a paziente. Per questo motivo il protocollo diagnosi deve essere applicato sia a bambini colpiti dai sintomi più classici sia a quelli il cui quadro clinico risulta ‘atipico’. Inoltre vanno sottoposti a screening quei soggetti appartenenti a categorie a rischio, quali familiari di primo grado e pazienti colpiti da altre patologie autoimmuni”.


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