Malasanità, protesi che provocano metallosi per 1500 persone, il codice a barre che fine ha fatto?

Malasanità e malagiustizia per 1500 persone: il codice a barre dove sarà? Il caso della protesi della signora Assunta e le conseguenze sulla sua salute.

Malasanità e malagiustizia a Roma tra protesi e codici a barre

La situazione

Tra il 2003 e 2010 circa 1500 dei 4800 pazienti sottoposti ad un intervento di impianto di protesi  all’anca hanno dovuto sottoporsi alla sua rimozione e sostituzione.

Le protesi difettose avrebbero provocato metallosi, ossia rilascio di ioni di metallo nel corpo. Su tale situazione si sta procedendo anche penalmente.

Il caso

Tra le vittime di questa situazione vi è la signora A. C. che il 6 aprile 2006 subisce l’installazione di una protesi presso l’Istituto San Carlo di Nancy a Roma.

protesi

Il San Carlo di Nancy

Il San Carlo di Nancy  è un ospedale generalista a pochi passi dal Vaticano con  una serie di strutture riabilitative. L’ospedale, nato nel 1932 sorge sulla Via Aurelia a poca distanza dalla Città del Vaticano. La struttura ospedaliera, classificata ospedale generale di zona sin dal Settembre del 1976, è in grado di assistere circa 14mila pazienti l’anno in regime di ricovero ordinario: un gioiello della sanità vaticana ma finita al centro di inchieste,  con  uno scandalo finanziario e giudiziario. E’ stato commissariato dal Vaticano e nel maggio 2015  gestito da Ettore Sansavini,  il patron di una serie di cliniche con sede principale a Lugo di Romagna.

In seguito ad usura e malfunzionamento di una protesi d’anca installata si rivolgeva ad uno specialista per procedere ad un intervento di sostituzione. Lo specialista però richiese la cartella clinica precedente con il codice a barre dell’impianto. Il codice a barre rappresentava un dato necessario  per accertare se la protesi installata fosse compresa tra quelle fallate incluse nell’inchiesta in corso.

Ad agosto 2012 il figlio della signora A. C., Stefano, si recava presso gli uffici del San Carlo dove riusciva ad ottenere una dichiarazione attestante il tipo di impianto inserito ma non il codice richiesto per la sostituzione.

Nonostante numerosi solleciti non ricevono alcuna risposta.

Un avvocato e il Tribunale dei Diritti del Malato suggerirono pertanto l’intervento del Tribunale Civile di Roma. Il 4 dicembre 2013 il capo dei NAS, Caggiano, chiese chiarimenti soprattutto dopo la segnalazione del Senatore Marino che aveva parlato (disponibile registrazione video) dell’inchiesta in merito a protesi comprate dal San Carlo di Nancy a € 280 ed altre a 2.500.

La protesi inserita potrebbe essere tra quelle oggetto d’inchiesta?

A seguito della dell’intervento presso il tribunale di Roma il 14 gennaio 2013 gli avvocati del San Carlo esibivano davanti al giudice due fotocopie dichiarando che l’originale della cartella clinica era sotto sequestro da parte della Guardia di Finanza. Ma i codici a barre sulla copia della cartella sono risultati non leggibili.

Decisione del giudice

Nonostante la situazione il giudice ha ignorato la questione dei codici a barre e non ha permesso all’avvocato di della signora Assunta di parlare. Ha compensato le spese (ognuno si è pagato i legali propri) e ha consegnato i codici illeggibili.
Successivamente si è provato ad accedere agli atti della Finanza per verificare se la cartella fosse stata sequestrata ma si apprende che la Finanza non avrebbe mai avuto i la cartella con i codici a barre.
Di fronte all’impossibilità di chiarire la questione si è proceduto attraverso i Carabinieri dei NAS a far sequestrare la protesi, dopo l’intervento di sostituzione. Ma la protesi non è mai stata periziata e alla signora Assunta non è stato permesso di avvalersi del medico di parte.

Nonostante le irregolarità  si vorrebbe  archiviare il caso senza aver compiuto verifiche in merito.

“Nell’archiviazione – fa presente Stefano di Stefano – si evidenziano errori sia nella data della denuncia è riportato  il 26-13 (leggesi tredici) 2013, che nell’esposizione definendomi  padre e non capace di esporre i fatti. Viene anche sbagliata la procura incaricata facendo confusione con un altro procedimento di ingiustizia ed errori tributari”.

Perché tanta confusione?

E’ lecito pensare che sia stata riservato troppa totale superficialità al caso.
Si sospetta che si voglia evitare di far giungere la causa davanti al GIP e di periziare la protesi sequestrata dai Carabinieri dei NAS. La difesa avversaria si è opposta alla relativa acquisizione in giudizio. Il giudice, esaminati gli atti, ha ordinato al c.t.u. di proseguire nella consulenza ma senza l’acquisizione della protesi, rinnovando l’autorizzazione alla nomina di un esperto ortopedico, per procedere in operazioni peritali.

Situazione attuale

La causa civile è ancora in essere, ma due giorni prima della perizia alla paziente  (e non alla protesi !!!) è morto il consulente ortopedico.
Pochi mesi dopo, nel mese di giugno 2018 (due giorni prima della perizia), viene arrestato il CTU del Tribunale di Roma che doveva periziare la paziente. Insieme vengono arrestati anche dei militari con l’accusa di corruzione e falso su certificati medico legali.

Come sta la vittima?

In questa maglia burocratica e di imbrogli di certo la signora Assunta ha accusato un peggioramento della salute che la costringono ad una mobilità ridotta e all’ausilio di una stampella.
Si segnala la difficoltà nell’avere giustizia e apparentemente a causa dei poteri forti coinvolti non avrebbe avuto la dovuta attenzione.

La richiesta

“Mia madre purtroppo non potrà più camminare ed una terza operazione sarebbe letale. – continua la sua dichiarazione Stefano di Stefano –  Credo  sia lecito avere un risarcimento per quello che ha subito. Da cristiani e cittadini auspichiamo che Papa Francesco possa essere informato di tale ingiustizie che si sono perpetrate in luoghi di proprietà del Vaticano e possa perseverare nel suo magistero di Fede e pulizia”.

Mariangela Palmisano

Guida ed accompagnatrice turistica. Giornalista pubblicista da luglio 2016. Mamma di 3 figli (Cosimo, Anna e Francesco Pio) Presidente de "l'occhiazzurra" una associazione culturale fondata dalla mia defunta cugina la poetessa Angela Palmisano. Amo il mio Paese e non amo le ingiustizie e le persone incoerenti.
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