Il Paese ritrovato: un villaggio a misura dei malati di Alzheimer

Il paese ritrovato: un villaggio dove i malati si Alzheimer vivono una vita normale.

IL 24 febbraio scorso è stato inaugurato a Monza “Il Paese Ritrovato”, un villaggio per persone con Alzheimer e con demenza. Il primo in Italia, e il secondo al mondo dopo l’Olanda, ospiterà 64 persone e sorge su un un’area di oltre 14 mila mq.

Il paese perduto, per i malati di Alzheimer, è la passeggiata sotto casa, la partita a carte, un normale pomeriggio tra amici. Per oltre un milione di italiani tutto questo si annebbia giorno dopo giorno insieme ai volti più cari, che prima o poi diventano sconosciuti, anche se tanti anni prima li hai partoriti… ‘Il Paese ritrovato’, allora, è l’idea rivoluzionaria che mancava, un vero villaggio con una caratteristica che lo rende unico al mondo: tutti gli abitanti sono malati di Alzheimer. 

Perché il Paese ritrovato

Il ‘Paese ritrovato’, costruito nelle vicinanze della Reggia di Monza, nasce per restituire alla persona ciò che la malattia le ha negato: una vita sociale, la possibilità di continuare a sentirsi utile e dare un senso al suo risveglio ogni mattina.  I malati di demenza diventano, durante una certa fase della patologia, ingestibili a causa dello stress e la famiglia non riesce più a gestirli. Questo centro è stato voluto da Roberto Mauri, direttore della Cooperativa La Meridiana, che ha una lunga esperienza nei servizi all’anziani. Mauri dice che per dare una vita soddisfacente ai malati di Alzheimer basterebbe invece abbassare il livello di stress del paziente per permettergli anni di vita accettabilissima per lui e per i suoi cari, nonché meno costosa per il sistema sanitario.

Un vero e proprio paese

Per ispirarsi Roberto Mauri è volato in Olanda, a Weesps, dove da oltre dieci anni esiste qualcosa di simile: «La nostra idea era però quella di realizzare un vero e proprio paese, con la piazza, i negozi, la chiesa, l’ufficio informazioni, le panchine dove fermarsi a chiacchierare. Qualcosa che non avesse in nulla l’aspetto di una residenza per anziani». Ogni appartamento è di 420 metri quadri e comprende otto camere private, una zona pranzo comune e tre grandi zone giorno distinte: se la vera scommessa è abbassare lo stress, qui i ritmi li dettano i pazienti e la libertà è un piacere riconquistato. «La notte uno vuole alzarsi e fare colazione? Nessuno glielo impedisce», proprio le stranezze che a casa fanno impazzire i parenti, qui diventano lecite e creano relax. Ogni appartamento ha un operatore fisso più alcune figure jolly di supporto e la tecnologia fa il resto.

La tecnologia del Paese ritrovato

Se il paziente si alza, sotto il letto si accendono le luci di cortesia e una sorta di cammino luminoso lo guida in modo soft: un faretto illumina esclusivamente la porta del bagno e, una volta lì, un altro faretto illumina solo i servizi. Ma è in tutto il Paese ritrovato che gli accorgimenti tecnologici evitano ogni rischio, dai rilevatori che seguono passo passo gli spostamenti di ogni paziente nel villaggio e li comunicano allo smartphone del coordinatore, alla palestra con paesaggi virtuali che stimolano il movimento, alle luci e gli odori che cambiano di intensità nelle ore del giorno. Nei negozi in realtà non si compra nulla, sono anch’essi laboratori e fanno terapia. I due parrucchieri sono operatori socio sanitari, esperti anche in taglio e piega, che fanno rilassare per mezz’ora sotto il casco i loro clienti tanto speciali.

L’arredo degli appartamenti

Anche l’arredo dei locali è stato pensato per aiutare la memoria: un gruppo di allievi della facoltà di design ha progettato un armadio «intelligente» che aiuta a scegliere gli indumenti da indossare illuminando in sequenza i cassetti dell’intimo, delle camicie, dei pantaloni, delle calze e delle scarpe. La televisione ha un ruolo terapeutico, con una speciale telecamera che riconosce lo stato emotivo dello spettatore e, a seconda che debba essere stimolato o invece tranquillizzato, manda in onda contenuti precedentemente inseriti nel software dai familiari, ad esempio le foto dei nipotini o il suo concerto preferito. Tutte le innovazioni sono guardate con interesse dal mondo della scienza, per il quale il ‘Paese ritrovato‘ è anche un importante luogo di sperimentazione. Per ideare questo centro hanno collaborato con la Meridiana, il Cnr, il Politecnico e tanti specialisti. Gli ospiti arriveranno a maggio, verranno assunti 55 operatori e verranno scelti 64 persone più adatte, cioè abbiano ancora una capacità residuale di cognizione.

Il costo del progetto

Il costo complessivo di questo progetto supera i 9,5 milioni di euro. Ad oggi, grazie al contributo di cittadini, associazioni ed imprese, 6,5 quelli coperti. Non mancherà, tuttavia, il contributo degli enti pubblici.  A testimoniarlo è proprio il vicepresidente di Regione Lombardia Fabrizio Sala che rassicurando Roberto Mauri ha dichiarato quanto sia “importante dare un supporto concreto”. Finanzieremo il Paese Ritrovato e abbiamo anche intenzione- sottolinea – di proporre un laboratorio di ricerca per studiare gli standard gestionali e strutturali di questa nuova realtà che rappresenta un modello internazionale per la cura dei malati di Alzheimer. Il futuro-conclude Sala – è il senso di comunità, dove ci si aiuta a vicenda”.

 

 

Maria Di Palo

Sono ragioniere programmatore, ho scoperto, grazie ad una buona amica, il piacere di scrivere e di condividere ciò che mi interessa, mi incuriosisce e mi appassiona. Mi piace trasferire agli altri le ricette della tradizione campana che la mia mamma mi ha lasciato in eredità e quelle nuove che amo preparare per la mia famiglia. Mi appassiona scrivere su tutto ciò che attrae la mia curiosità come argomenti di attualità e argomenti che riguardano il mondo della scuola. Amo anche esplorare luoghi nuovi e affascinanti.