Tumore alla prostata: un esame delle urine per diagnosticarlo

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27/03/2020

Tumore alla prostata: uno studio ci dice che potrebbe bastare un’esame delle urine.

Tumore alla prostata: un esame delle urine per diagnosticarlo

C’è uno studio che annuncia che con un esame non invasivo, che può essere un campione di urine, collegato ad altri parametri clinici, si può arrivare a diagnosticare un tumore alla prostata anticipandolo di anni.

Tumore alla prostata: anticipare i tempi di scoperta è importante

Oggi anche in oncologia le diagnosi possono essere più veloci e semplici, ad oggi abbiamo buone notizie di uno studio grazie al quale, con un semplice esame delle urine, si può riuscire a diagnosticare un tumore alla prostata.

Questo studio ci arriva dal Johns Hopkins Kimmel Cancer Center: si tratta di una biopsia liquida, che va alla ricerca di frammenti di RNA caratteristici dei tumori usando uno spettrometro per analizzare l’urina. L’esperimento è stato fatto su 1256 soggetti, 64 con tumore alla prostata e 31 sofferenti di iperplasia prostatica.

Il direttore della Struttura Complessa di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera di Terni spiega che in questo caso vengono studiati vari aspetti, quelli genetici e le varie modifiche del metabolismo e, di conseguenza, delle cellule tumorali.

Come sappiamo, le cellule tumorali, per crescere, hanno bisogno di determinati condizioni che le aiutino e che vanno a favorire l’insorgenza del cancro. Il vantaggio che apporta l’approccio combinato è, da una parte, quello di capire le mutazioni che funzionano, dall’altra può servire a bersagliare la parte malata.

Lo studio è in piena fase di verific,a ma vicino ad essere validato. Il vantaggio è che viene realizzato su materiali biologici, le urine, e, di conseguenza, è un metodo non invasivo. Inoltre sarebbe ottenibile con facilità e sarebbe ancora più semplice ripeterlo.

Ma oggi il tumore alla prostata come si diagnostica?

Si inizia con un semplice prelievo del sangue, studiando un valore chiamato PSA. Nel caso in cui questo valore risultasse alto e ci fossero ulteriori dubbi si passa all’esplorazione rettale, invasiva e anche dolorosa; infine si può effettuare una particolare risonanza magnetica, chiamata multiparametrica.