Quando ci innamoriamo del proprio aggressore: sindrome di Stoccolma

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15/06/2018

La sindrome di Stoccolma è una dipendenza psicologia in cui la vittima manifesta sentimenti positivi che talvolta sfociano in amore nei confronti del suo aggressore.

Quando ci innamoriamo del proprio aggressore: sindrome di Stoccolma

Quante volte abbiamo visto film, fiction o letto libri in cui uno dei personaggi si innamorava del proprio aggressore? Questo espediente, mi piace osservare, era uno dei classici cliché della letteratura gotica. Ma continua il suo fascino nei nostri giorni al punto da diventare un caso medico e psicologico prendendo il nome di sindrome di Stoccolma. Ma come è nato il tutto? Da cosa deriva questa patologia che delle volte può arrivare anche all’amore? Quali sono le cause? Cercheremo di trovare le risposte.

L’origine della sindrome

sindrome di stoccolmaIl tutto avvenne nel lontano 1973, a Stoccolma per l’appunto, ed in particolare il 23 agosto alle ore 10 e 15. Jan-Erik Olsson, un uomo di 32 anni che era evaso dal carcere di Stoccolma irruppe in una banca della città con l’intenzione di svolgere una rapina. Prese in ostaggio tre uomini ed un uomo con l’età che andava dai 21 ai 31 anni. La prigionia durò per circa sei giorni, nei quali aggressore e ostaggi convissero a stretto contatto in un locale simile ad un corridoio: lungo 16 metri e largo circa 3,5 metri. Infine, gli aggressori si arresero e rilasciarono gli ostaggi sulla quale non fu mai fatta alcun tipo di violenza. La vicenda fece molto scalpore e finì come notizia di prima pagina.


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Dopo la vicenda

Dopo aver lasciato la banca di Stoccolma, i quattro ostaggi furono assistiti da dei psicologi e la cosa che ne venne fuori ha numerosi punti di domanda tanto da lasciare perplessi. La prima cosa che emerse fu che i quattro ragazzi in quelle 131 ore avevano più paura della polizia che del sequestratore stesso. Inoltre, vedevano quest’ultimo come colui che ha donato loro per la seconda volta la vita. Provavano per l’uomo affetto e generosità!

Come si arriva a ciò?

Possiamo dire che è stato perciò il primo evento che ha dato nome alla sindrome di Stoccolma. Ma la vera domanda è: come può essere possibile? La prima cosa da sottolineare è che questo atteggiamento non è voluto, ma bensì è attivato dal nostro inconscio e quindi è del tutto immotivato ed automatico. Alcuni studiosi parlano anche di un meccanismo di difesa dell’inconscio. Sicuramente può anche essere visto come l’effetto di un trauma, appunto quello di essere la vittima di un’altra persona. Da alcuni studi che seguirono dopo la vicenda di Stoccolma, si evince che la sindrome deriva dal forte stress psicofisico a cui è sottoposta la vittima nel corso della convivenza col suo aggressore. Quindi, in un ambiente ma soprattutto in una situazione minacciosa come questa, la vittima inizia anche a regredire i gradi di sviluppo della sua personalità fino a diventare accondiscendente. Perde il controllo di sé stessa pur di proteggersi e soddisfare tutto ciò che il proprio aggressore chiede. Se poi la situazione continua a persistere, allora la vittima sarà portata in modo naturale a fare tutto ciò che il suo aggressore le richiederà.

Come la si può curare?

Purtroppo, la sindrome di Stoccolma è presente tutt’oggi in donne che non denuncia e che continuano a vivere o ad avere una relazione con un uomo violento, oppure in chi fa parte di una setta. Le situazioni sono tante e molto varie tra di loro. Tuttavia, esiste qualche metodo per potersi curare. Necessario in questo percorso è l’aiuto di uno psicologo o di uno psichiatra con cui la vittima andrà a rielaborare l’accaduto. La cosa non è molto semplice; anche se si tratta di un evento molto traumatico, piò capitare soprattutto in questi casi che si arrivi alla negazione dell’esistenza di questo episodio come meccanismo di difesa. In questo caso si andrà ad intervenire anche con farmaci. Si tenderà anche ad un lavoro di autostima e di dipendenza emotiva; il tempo della cura varia in base ai suoi soggetti.


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