Scuola: cosa dice il Garante sull’uso dei cellulari in classe?

L’uso del cellulare in classe è un qualcosa che divide, ad esprimersi e a chiarire le idee ci pensa il garante della privacy.

Tutti noi sappiamo che portare il cellulare a scuola è vietato, divieto che diventa ancora più severo se lo si usa addirittura. Ma, vuoi con le buone, vuoi con le cattive, i ragazzini di oggi lo portano lo stesso a scuola, chi per un motivo e chi per un altro. Arrivati a questa situazione, c’è anche chi ha deciso di renderlo uno strumento che possa aiutare durante le lezioni o per qualche progetto in particolare. Bene, questa non viene sempre presa bene: c’è chi vuole l’assoluto divieto del cellulare a scuola, perché inteso come assoluta distrazione, e chi invece è a favore del suo uso a livello didattico. Insomma, un caos pazzesco che ha portato ad un intervento diretto dello stesso garante della Privacy. Quest’ultimo non si è limitato a fare una dichiarazione, ma ha realizzato un vero e proprio vademecum sull’uso di questo strumento.

Cellulare in classe, una cosa buona o cattiva? Cosa dice il Garante?

Abbiamo detto sopra che il Garante ha realizzato un vademecum sull’uso del cellulare, argomento riportato soprattutto in alcuni capitoli.

In tale occasione il Garante afferma che l’uso di questi strumenti è permesso agli studenti ma anche ai docenti, “sempre nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone coinvolte immagine e dignità in particolare della loro”.

Il Garante ha continuato il suo discorso dicendo che le scuole possono creare dei regolamenti sull’uso di questi dispositivi vietando di fatto l’uso di strumenti all’interno delle aule come registratori,smartphone, tablet e altri dispositivi elettronici all’interno delle aule o nelle scuole stesse.

Infine, ha poi deciso di chiarire gli argomenti, o meglio, i contenuti che sono ritenuti consoni da pubblicare.

Esso afferma che gli studenti e gli altri membri della comunità scolastica, in ogni caso, non possono diffondere o comunicare sistematicamente i dati di altre persone.

Sarebbe giusto chiedere il consenso alle persone coinvolte prima di fare una cosa del genere.

Comunque, richiesta o meno, è sempre sbagliato diffondere i dati altrui.

 

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Katia Russo

Sono Katia, ho 21 anni e sono una studentessa di Lettere Moderne. Fin da piccola la scrittura e la lettura mi hanno sempre affascinato, e crescendo, ho iniziato ad interessarmi di cinema e di arte. Sono una grande curiosona e mi piace trasmettere qualsiasi informazione utile.