Stop alle monetine da 1 e 2 centesimi, cosa cambia per i pagamenti in contanti

Con l’abolizione delle monete da 1 e 2 centesimi cosa accadrà ai prezzi e ai consumatori?

Firenze, 12 Febbraio 2018. Dal 1 Gennaio scorso è sospeso in Italia il conio delle monetine da 1 e 2 centesimi di euro per disposizione della cosiddetta manovra correttiva di Aprile 2017 (1), che specifica anche che rimangono in corso ovviamente le monetine in circolazione.

Ne consegue che quando si paga in contanti un importo in euro lo stesso va arrotondato, dice la legge, al multiplo di cinque centesimi più vicino, per eccesso o per difetto. Si parla, lo precisiamo, di importi autonomi complessivi da pagare, quindi il totale espresso in uno scontrino, per esempio, o in una fattura o altro. Per cui un importo totale di euro 10,52 diventa euro 10,50 mentre un importo di euro 10,58 diventa euro 10,60.
La regola vale per tutti ed anche per gli incassi, oltre che per i pagamenti, che avvengono in contanti. La legge precisa che i soggetti pubblici devono consentire l’arrotondamento senza necessità di ulteriori disposizioni.

E’ il Garante per la sorveglianza dei prezzi che dovrà vigilare sull’impatto che questa novità avrà sui prezzi al consumatore, in special modo sulla loro conseguente variabilità, e riferire le proprie osservazioni semestralmente al Ministero dello sviluppo economico che, a sua volta, potrà segnalare ipotetiche anomalie all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust) oppure proporre nuove normative.

Si ricorda, sempre in ambito pagamenti, che vige l’obbligo per i negozi -e comunque per chiunque venda beni o servizi, anche professionali- di consentire i pagamenti con carte -bancomat e carte di credito- per importi superiori ai 30 euro (2).
Stesso obbligo esteso da Luglio 2016 anche ai parcometri per il pagamento della sosta dei veicoli, con incertezze applicative a causa della teorica mancanza di decreti attuativi ed omologativi specifici (3). Risulta comunque che i Comuni stiano via via adeguando le apparecchiature e che nello stesso tempo alcuni giudici di Pace abbiano annullato verbali di mancato pagamento a causa della mancata possibilità di usare il bancomat (tra le quali Giudice di Pace di Firenze sentenza 1079/2017).

Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo

COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

Un secondo Comunicato Stampa dell’Aduc fa presente che: 

Firenze, 12 Febbraio 2018. Dallo scorso 1 gennaio in Italia non si coniano piu’ monete da 1 e 2 centesimi . Per chi paga in contanti i prezzi sono quindi arrotondati per eccesso o per difetto (10,52 diventa 10,50, 10,58 diventa 10,60). Il garante sui prezzi dovra’ sorvegliare su cosa accade.  Vedremo.
Intanto.
In un Paese come gli Usa sono secoli che i centesimi di dollaro esistono, e nessun problema si e’ mai posto con soluzioni cosi’ drastiche. Perche’ si deve porre da noi? La risposta a questa domanda ci sembra comunque secondaria, come invece secondari non sono gli effetti di questi provvedimenti. Non crediamo di essere degli estremisti se sosteniamo che tutti i prezzi subiranno di conseguenza un arrotondamento ai 5 centesimi successivi, ma non solo: sara’ un’ottima occasione per ritoccare ulteriormente i prezzi perche’, in un contesto di importi precisi, saranno pochi i dettaglianti che, per esempio, continueranno a tenere prezzi in cui compaiono i 5 centesimi, ovviamente andando verso il rialzo (non abbiamo mai visto un effetto al ribasso…): 10,52 o 10,54 non saranno portati a 10,50 o 10,55 ma a 10,60 (come invece dovrebbe essere solo per 10,58).
Per fare un calcolo, siamo generosi e quindi ipotizziamo solo un aumento medio dello 0,2% (che sarebbe, nelle cifre del nostro esempio, solo per portare10,58 a 10,60). Nel 2016, il livello medio della spesa alimentare per famiglia è pari a 441,50 euro al mese (Istat). Le famiglie italiane sono 25.853.547, quindi la spesa alimentare complessiva 2016 e’ di 11.414.341.000 (11 miliardi, 414 milioni, 341 mila euro) che aumentata dello 0,2%, significa un aumento di circa 23 milioni (22.828.682). Lo Stato, non coniando queste monete, sembra che risparmierebbe 23 milioni di euro all’anno. Sarebbe quindi la sessa cifra risparmiata rispetto alla spesa alimentare delle famiglie. E’ ovvio che ci sono anche tante altre spese. Vale la pena non coniare piu’ queste monete? NO!
Quindi, a che serve il tutto? Allo stato dei fatti serve solo a far spendere piu’ soldi ai consumatori.

 

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori


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Redazione

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