Storie vere ed assurde: se pratichi sport, ti licenzio

Ti licenzio perché fai sport. Con queste parole un giovane atleta, nonché lavoratore, è stato licenziato da parte del suo ex datore di lavoro.

Un titolo piuttosto assurdo, eppure è una storia vera, che ha come protagonista un uomo, Tommaso Palo, nato a Nola in provincia di Napoli. Un ragazzo nato nel 1978 che, dopo una vita pressoché normale, dopo gli studi in informatica, un lavoro ed una famiglia, scopre la passione per lo sport, in particolare per il running. Compra delle scarpe adatte, inizia ad allenarsi e nonostante i primi dolori, si innamora di questo sport. Ma c’è un antagonista in questa storia: un datore di lavoro che si crede padrone non solo dell’azienda, ma anche della vita dei suoi dipendenti. In Italia è così: baste che tu sia vincolata ad una persona di potere per qualsiasi situazione, che poi questa si crede di essere il tuo padrone, e troppo spesso, soprattutto in Italia, i dipendenti permettono un simile trattamento ai loro padroni. Ma diamo un’occhiata alla storia di questo ragazzo.

Il tuo sport danneggia l’immagine della nostra azienda

 Diciamo che queste fu il riassunto di tutto quel discorso che l’ex datore di lavoro di Tommaso fece a lui. Queste parole furono dette durante una riunione aziendale, nove mesi prima del licenziamento senza preavviso e per causa oggettiva. Per arrivare al licenziamento vero e proprio, poi, il suo ex datore di lavoro presentò come possibili cause una crisi aziendale non documentata, poi parlò di presunti litigi con fornitori , fino ad arrivare a pensare per false convinzione che Tommaso avesse addirittura un altro lavoro. Alla fine, il nostro protagonista fu buttato fuori non dal suo capo, ma dai suoi fedelissimi collaboratori.

Inoltre, venne sequestrato il computer aziendale per inscenare una falsa causa di violazione di codice etico, poi Tommaso fu fatto allontanare immediatamente dall’azienda dove lavorava anche sua moglie, la quale fu licenziata 6 mesi dopo per mancanza di occupazione avendole tolto tutte le mansioni. Insomma, all’improvviso, per qualche stupido motivo, per qualche alterazione della realtà nella testa di questo datore di lavoro, Tommaso e la sua famiglia non avevano più di che vivere.

La situazione era questo: un giovane uomo di 40 anni con due bambini piccolissimi e un mutuo da pagare, dopo 12 anni di lavoro viene licenziato solo perché lo sport che praticava non piaceva al suo capo. Ma si può mai arrivare ad una situazione del genere? Purtroppo, in Italia si.

Eppure, Tommaso in tre anni di sport e gare non ha mai chiesto un giorno di malattia, è arrivato ad una grande quantità di ferie accumulate e da consumare tanto fu messo ogni anno in ferie forzate.

Lo sport è davvero un maestro di vita

Diciamo che la situazione di Tommaso non era delle migliori, e nessuno si trovava ad invidiarlo. Eppure, proprio lo sport, quello per cui è stato licenziato, gli ha insegnato una grande lezione di vita. Una lezione che non tutti captano e che solo anni di sacrifici e di allenamento possono insegnare: la resilienza.

Ma Tommaso ha tenuto duro, ha deciso di non darla vinta al suo datore di lavoro, un uomo sicuramente invidioso della vita del nostro protagonista, lui, un giovane a cui lo sport stava dando tanto, soprattutto dal punto di vista della salute sia fisica che mentale. Certo, Tommaso ha dovuto cambiare tenore di vita, fare qualche sacrificio e cercare di non far mancare nulla alla sua famiglia. Licenziare anche la moglie di lui poi, un colpo ancora più basso del licenziamento del nostro Tommaso. Eppure, purtroppo queste persone esistono in Italia.

Dall’altra parte, Tommaso, ma qualsiasi uomo senza un lavoro, un padre poi, si sente una nullità per quei bambini ancora piccolissimi, che non possono capire. Tommaso ride, scherza e immagina ancora gare e un’altra possibilità lavorativa. Continua ad allenarsi, l’unico modo che ha per sfogarsi, e spera in un futuro migliore per lui e per tutti.

Il licenziamento, perché?

Questa storia non la vogliamo concludere al solito modo, ma vi vogliamo dire, anzi vi vogliamo mostrare quanto può essere cattiva la mente di una persona. Il datore di lavoro di Tommaso voleva addirittura sponsorizzare lo sport che lui faceva come atleta, e assieme alla sua compagna incentivava Tommaso a produrre argomenti sui social, come la produzione di video su youtube. Niente di meno, costui espresse anche la volontà di far installare uno scalda acqua in ufficio per permettere al nostro protagonista di fare una doccia calda dopo l’allenamento in pausa pranzo. Insomma, che assurdità! Tutto questo era solo un modo per creare la giusta causa di licenziamento, quando poi era lo stesso datore di lavoro a voler fare tante cose, mentre il nostro Tommaso stava solo zitto! Insomma, stava trovando, anzi stava creando un qualcosa che non c’era solo per licenziarlo per invidia. Ma si può?

Il lavoro è sacrosanto, certo, soprattutto in una situazione come questa! Ma non permettete mai a nessuno di farvi mettere i piedi in testa e di negarvi qualcosa solo per quei pochi spiccioli che vi da.

Katia Russo

Sono Katia, ho 21 anni e sono una studentessa di Lettere Moderne. Fin da piccola la scrittura e la lettura mi hanno sempre affascinato, e crescendo, ho iniziato ad interessarmi di cinema e di arte. Sono una grande curiosona e mi piace trasmettere qualsiasi informazione utile.