Stesso stipendio, meno ore di lavoro: spunta l’idea post COVID-19

Meno ore di lavoro, stesso stipendio: potrebbe essere questa la strada che useranno i Paesi europei per la ripresa economica e per far fronte alla disoccupazione.

La ripresa post COVID-19 potrebbe partire proprio da qui, da una proposta a livello europeo che prevede la stessa retribuzione a fronte di meno ore di lavoro. A richiederla per primo il sindacato tedesco dei metalmeccanici che vorrebbe arrivare ad una settimana lavorativa di 4 giorni. Sulla stessa falsa riga anche il premier finlandese che punta all’obiettivo di 6 ore di lavoro al giorno, anziché 8. E l’Italia?

Tagliare l’orario di lavoro

L’idea non si può certo dire rivoluzionaria visto che il primo a proporla fu l’economista  Keynes nel 1928. Oggi quell’idea torna alla ribalta per la ripresa economica post COVID-19 anche in Italia, complici il premier finlandese con la sua proposta e le pressioni del sindacato tedesco che punta, come abbiamo detto, alla settimana lavorativa di 4 giorni.

C’è da dire che per il Land Baden Wurtremberg due anni fa si giunse già all’accordo, esercitabile su base volontaria, di 28 ore settimanali di lavoro. La settima da 4 giorni non sarebbe altro che un estensione di tale accordo.

Il dibattito sulla riduzione dell’orario di lavoro è aperto anche in Gran Bretagna dove si chiede una settimana lavorativa di 4 giorni per fare in modo che l’occupazione, che scarseggia, sia ripartita in maniera più equa tra tutti i lavoratori.

In Italia un progetto di questo genere al momento appare solo come un’utopia anche se non mancano i sostenitori dell’idea.

Lavorare meno, infatti, sembrerebbe l’unica soluzione per lavorare tutti, così come sostiene Domenico De Masi, professore di Sociologia all’Università La Sapienza. Secondo De Masi, infatti, accorciare le ore di lavoro dei dipendenti porterebbe ad una guadagno in termini di produttività.

In Italia, in ogni caso, il lavoratore medio lavora molto più che in altri Paesi europei: il lavoratore italiano lavora circa 1718 ore l’anno mentre il lavoratore medio tedesco nel lavora soltanto 1386. In Francia anche il lavoratore medio lavora meno ore annue attestandosi a 1505.

L’impegno richiesto ai dipendenti italiani, quindi, è molto pià elevato.

Pensare però, di suddividere un monte ore tra più lavoratori potrebbe far pensare che si potrebbe far fronte al milione di disoccupati in più che ci ha lasciato in eredità la pandemia da COVID-19.

Ovviamente la riduzione dell’orario di lavoro non dovrebbe corrispondere anche ad una riduzione dello stipendio altrimenti sarebbe, in ogni caso, un serpente che si morde la coda.

Pierpaolo Bombardieri, segretario confederato UIL fa notare che “Sono mesi che la Uil chiede una riduzione dell’orario a parità di salario. In Germania e in Finlandia se ne discute concretamente e l’Unione europea studia seriamente l’ipotesi” e che “La questione va affrontata e risolta contrattualmente dalle parti sociali. Un sostegno da parte dello Stato, facendo leva sulle risorse europee e attivando meccanismi di defiscalizzazione o di decontribuzione, potrebbe spianare la strada a questa soluzione”.


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Patrizia Del Pidio

Giornalista pubblicista, oltre ad essere proprietaria e autrice presso Notizieora.it, collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it. Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.