Stop alle false buste paga, da luglio addio stipendi in contanti. Sanzioni da mille a 5 mila euro

Scatta la lotta contro le false buste paga, un primo passo che tuteli la dignità dei lavoratori. La convenzione tra teoria e pratica, l’abisso che divide le false buste paga.

Arriva una bella sferzata contro le false buste paga, tantissimi i settori coinvolti dall’edilizia all’agricoltura, passando per il settore alberghiero tra alberghi, ristoranti, facchinaggio e non meno quelle delle cooperative.

Un mondo, dove i lavoratori sono costretti pur di portare a casa del denaro per comprare il “pane”, a sottostare ai “ricatti” dei datori di lavoro. Apponendo la propria firma su una busta paga per un importo diverso da quello corrisposto. Nel complesso, si tratta di un notevole gruzzolo di denaro ritenuto inquintificabile. Tanto, è il divario tra il contante versato ai lavoratori e l’importo dichiarato in busta paga. Con l’applicazione della norma si va a tutelare il lavorare, contro il sistema subdolo istituito dai datori di lavoro.

False buste paga un colpo per l’illecito incassato

In questo contesto, parliamo di una delle molteplici forme di distorsioni/estorsioni che figurano nel rapporto di lavoro, utilizzate dai datori di lavoro a danno dei lavoratori, costretti a subire in silenzio pur di lavorare. Una forma di “schiavitù”, ben conosciuta da tutti, dalle istituzioni, dai sindacati ai giudici.

La stessa Censis-Confcooperative, ha stimato che le persone “maltrattate”, da questo illecito sistema si aggira intorno ai 3,3 milioni di lavoratori, in cui la paga come per magia, passa dai 16 euro al di sotto degli 8 euro all’ora.

Capito che il pagamento in contanti viene manipolato a favore dei datori di lavoro. I quali, sfalsano le buste paga muovendo le voci di trasferta o straordinari e premi vari solo sulla carta, ma che in realtà nelle tasche del lavoratore arriva ben poco o forse nulla. Non ci resta che capire, perché il processo successivo che porta alla tracciabilità del sistema non è stato ancora firmato. 

Tra teoria e pratica l’abisso che divide le false buste paga

Un sistema che nella teoria dovrebbe crollare dal prossimo 1° luglio, con l’entrata in vigore del pagamento delle buste paga, attraverso i sistemi automatici. Purtroppo, tra la pratica e la teoria c’è sempre un incrollabile abisso.

Di certo, sappiamo che la norma è presente nella Legge di Bilancio, quindi, il tanto atteso stop degli stipendi in contanti è stato stabilito. I datori di lavoro dovranno adeguarsi pagando le buste paga per intero, attraverso vari sistemi elettronici come: bonifico, assegno intestato al lavoratore ecc. È prevista, quindi, la tracciabilità della somma registrata in busta paga, e realmente versata al lavoratore.  

Cosa prevede la legge contro le false buste paga?

Al momento dell’assunzione, quindi, della creazione del contratto lavorativo il datore di lavoro invierà una comunicazione al Centro per l’impiego. Nella quale espressamente certifica il mezzo con cui intende pagare il lavoratore.

Del resto, tante sono le sentenze dei Tribunali che hanno sottolineato la forma non “veritiera” della firma in busta paga come prova del pagamento in relazione alla prestazione lavorativa.

L’opinione dell’Ispettorato del lavoro su questa misura è molto positiva, anche se rafforzano il pensiero che sarà difficile quantificare il cosiddetto pagamento in “nero”, se non scoccheranno delle cospicue sanzioni. Rammentiamo, a titolo informativo che tali sanzioni si quantificherebbero per un importo che oscillerebbe tra i mille euro e 5 mila euro.  Nel contesto, si tratta di sanzioni che dovrebbero colpire questo illecito sistema, che abbraccia tante persone lavoratori della “bassa manovalanza” e non solo.  

Perché la convenzione dello stop alle false buste paghe non è partita?

Precedentemente abbiamo parlato del cavillo burocratico tra pratica e teoria. Sostanzialmente, il  Governo dovrebbe promuovere questa norma collegandosi con il supporto tra sindacati, Confindustria,  banche (Abi) e Poste ecc. Deve partire quella “convenzione” necessaria per tracciare i pagamenti che permetta l’applicazione della norma. Teoricamente questa convezione doveva essere firmata entro la fine di marzo.

Al momento, non è arrivata nessuna direttiva da Palazzo Chigi, dove fermentano altre priorità politiche.

La scappatoia dei datori di lavoro contro lo stop delle false buste paga?

Il forte timore investe l’illegalità continua delle aziende, capaci di aggirare la norma, chiedendo ai lavoratori la restituzione di parte dello stipendio versato. Forse, siamo solo al primo passo della lotta all’illegalità in un settore che coinvolge tanti lavoratori, costretti loro mal grado a salire sulla stessa “barca”. Purtroppo, in tema di lavoro, manca quel supporto reale che porta alla dignità del lavoro, per questo forse, siamo ancora ben lontani.  

Antonella Tortora

Analista Contabile, collaborato con diversi quotidiani online. Adoro scrivere, ogni notizia è degna di essere vissuta, raccontata, con cuore, emozione, passione. Raccontarle serve a renderle uniche, se non raccontate finirebbero nel labirinto del dimenticatoio. Resta un'unica verità ogni storia incorpora una piccola parte di me, che emerge in un angolino nascosto. Citazione preferita: “Il valore di una persona risiede in ciò che è capace di dare e non in ciò che è capace di prendere.” Albert Einstein