Coronavirus e vacanze: negli alberghi arriva la tassa Covid

Gli albergatori italiani hanno deciso di ricorrere alla “tassa Covid”, facendo pagare ai clienti, in caso di cancellazione, l’intero importo del soggiorno

Una ripresa in salita quella del turismo italiano dopo la pandemia e per tutelarsi gli albergatori hanno introdotto la cosiddetta “tassa Covid”. Si tratta di penali più pesanti per tutti coloro che, nel mese di agosto, decidono di prenotare un soggiorno in un albergo e poi cambiano idea, non necessariamente all’ultimo minuto. 

In caso di cancellazione di paga l’intero soggiorno 

Nel periodo post-coronavirus tantissimi albergatori hanno dovuto far fronte a numerose disdette da parte dei proprio clienti. Sia per motivi economici, sia semplicemente per paura o prudenza molti, italiani e non, hanno preferito annullare le proprie vacanze nel Bel Paese. In caso di disdetta, sempre più spesso, però, le strutture ricettive hanno tassato l’intero importo del soggiorno. 

Non si parla solo di cambi di programma last-minute, la tassa Covid non ha risparmiato neanche le cancellazioni effettuate con almeno due settimane di anticipo. Nonostante ciò la maggior parte degli alberghi ha deciso di non venire incontro alle esigenze dei turisti. Di seguire, piuttosto, la regola sempre più frequente di far pagare l’intero costo del pernottamento in caso di disdetta. 

Tassa Covid sugli scontrini

Una tassazione extra si era già avvertita a maggio con la fine delle misure restrittive e la riapertura di determinati esercizi commerciali. Si tratta di un aumento dei prezzi di listino, che va generalmente da 2 a 4 euro in più, ed è stata immediatamente rinominata “tassa Covid-19”. La giustificazione avanzata dai proprietari dei negozi che hanno operato l’aumento dei prezzi, soprattutto centri estetici e parrucchieri, era la necessità di coprire le spese per la santificazione degli ambienti, come previsto dalle linee guida fornite dal Ministero della Salute. 

Prontamente è arrivata la denuncia del Codacons e delle associazioni dei consumatori. Sempre più frequenti, infatti, sono state le segnalazioni dei clienti colti impreparati dall’improvviso aumento dei prezzi. A questo si aggiungerebbe il fatto che molto spesso, nei saloni di bellezza e dai parrucchieri,  il personale “costringeva” i propri clienti ad acquistare dei trattamenti monouso, il cui costo si aggirava sui dieci euro. 


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