Le chat di WhatsApp e le mail per il tribunale sono prove in caso di tradimento

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27/07/2019

Attenzione a tutte le chat di WhatsApp e alle mail che inviate: per la legge valgono come prove effettive durante un processo di tipo civile.

Le chat di WhatsApp e le mail per il tribunale sono prove in caso di tradimento

Attenzione alla nuova sentenza emanata dalla Cassazione nel giorno 17 luglio 2019: tale sentenza ha stabilito che qualsiasi tipologia di chat, o qualsiasi e-mail, piò essere presentata come prova dinanzi ad un tribunale, in caso di tradimento, e quindi avere in mano un’arma potente che non deve essere sottovalutata.
Queste chat o mail che siano, possono essere considerate come prove di giudizio da parte del tribunale e decidere il futuro della coppia e del singolo.

Insomma, detto questo, noi non vogliamo incrementare il numero dei traditori, ma state attenti a cosa vi scrivete sulle chat o tramite e-mail, state attenti a qualsiasi messaggio che scrivete in quanto, in caso di partner geloso, può essere usato contro di voi e vi ritrovereste in tribunale senza nemmeno saperlo.

Chat di WhatsApp e le e-mail sono prove di tradimento per il tribunale civile

Davvero una grande novità questa decisa nel giorno del 17 luglio, una novità che prende molto in considerazione la realtà virtuale che ormai fa parte della nostra quotidianità.

Per quanto possa sembrare scontata una cosa del genere, prima di questa sentenza non era possibile portare come prove le comunicazioni digitali di chat e email.

Addirittura, quest’ultime avevano validità solo se inviate via PEC.


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Ma la decisione della Corte di Cassazione cambia tutto e presenta i messaggi digitali come una fonte di diritto d’importanza cruciale durante un processo civile che vede come oggetto un tradimento.

Se vogliamo parlare in termini di legge, la sentenza della Corte è la n. 19155/2019 del 17 luglio 2019.

Infine, nel dispositivo emesso emerge che chi dovrà dimostrare l’invio e la ricezione di un messaggio non deve essere il mittente, ma il destinatario, il quale dovrà anche provare concretamente la sua estraneità al testo.

Per capire meglio, prendiamo in esame la materia della sentenza della Cassazione:

la storia è quella di un padre che ha negato di aver mai concesso alla sua ex moglie la retta per l’asilo del figlio, quando in realtà l’uomo avrebbe acconsentito alla spesa tramite SMS.

Poiché si tratta di una prova schiacciante, la Cassazione ha dunque utilizzato tale prova ponendo per la prima volta alla pari il messaggio digitale con quello cartaceo.

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