TFR o TFS dipendenti pubblici: diritto della restituzione immediata (lettera aperta)

TFR o TFS dipendenti pubblici, lettera aperta di un nostro lettore.

Grazie per aver pubblicato l’altra mia e mail in merito al TFS; non essendo un giurista devo ammettere di non riuscire a comprendere il commento relativo ai dubbi in merito all’interpretazione della Sentenza della Corte Costituzionale n. 159/2019 che pubblicate, relativamente al blocco temporaneo del TFS.

Laddove leggo quanto pubblicate:
 
“… Contestualmente nella sentenza si legge: “restano impregiudicate le questioni di legittimità costituzionale […] nelle ipotesi di raggiungimento dei limiti di età e di servizio o di collocamento a riposo d’ufficio a causa del raggiungimento dell’anzianità massima di servizio.”

Quest’ultimo punto lascia trapelare dubbi, perché come rileva il sindacato Confsal – Unsa. “Volendo tradurre quest’ultimo assunto si potrebbe sostenere che se il ricorrente fosse stato un lavoratore/pensionato al compimento del 65° anno di età, la Corte avrebbe accolto il ricorso dichiarando l’illegittimità delle norme che differiscono e rateizzano il trattamento di fine servizio.”,

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mi sembra di capire che la legittimità o meno del blocco sia considerata relativa al raggiungimento di determinate età o requisiti pensionistici; se così fosse mi chiedo di nuovo perché, in quanto, avendo conseguito, nel 1968, per la frequenza e superamento con esito favorevole degli esami finali, un “Attestato di un Corso Professionale di Lavoro e Previdenza Sociale” effettuato nell’Istituto tecnico da me frequentato oltre ai normali programmi scolastici, mi risulta che il trattamento di fine servizio, o trattamento di fine rapporto, o liquidazione, debba, per legge – o almeno “doveva” per legge, prima della legge Fornero del 2011 -, essere immediatamente “restituito” al lavoratore, entro un tempo massimo di 15 giorni; ma, ciò, valeva “non soltanto per quanto riguardi il pensionamento” ma, anche, e soprattutto, per quanto riguardi il normale licenziamento del lavoratore o da parte del lavoratore, “anche dopo solo un giorno di lavoro!”.

Il motivo per cui era nato tale istituto del TFR/TFS, ovvero dell’obbligo al dover accantonare, da parte del datore di lavoro, uno stipendio l’anno (o frazioni) da “restituire” al momento del licenziamento (o pensionamento), nasceva onde fornire, con la restituzione dello stesso, un importo con cui il lavoratore avrebbe potuto sostenersi economicamente fintantoché avesse trovato un altro impiego; tanto più, a mio parere, vale oggi tale regola del “mantenersi economicamente fino a… ”, per i pensionati, indipendentemente dal tipo del pensionamento (altrimenti si consideri “licenziamento”), considerando i tempi, spesso oltremodo lunghi, necessari prima che il pensionato inizi effettivamente a percepire la prima rata pensionistica: con cosa dovrebbe altrimenti mantenersi economicamente il pensionato, se non col TFS, se magari non abbia risparmi, nel frattempo dell’attesa della pensione?

Proprio per questo, in altra e mail, scrivevo alla redazione della stessa trasmissione televisiva che, nel trattare un argomento di tale importanza, non ho visto nessun esperto che “dimostrasse di  sapere” cosa sia esattamente il TFR o, nello specifico, il TFS e perché, “e per quale motivo, e per quale scopo pratico, sia stato creato tale istituto” che spetterebbe immediatamente anche solo a chi si licenzi dopo un solo giorno di lavoro; lavoratore privato o pubblico che sia.

Non mi riferisco peraltro, quindi, solo al problema della sperequazione tra dipendente privato e dipendente pubblico ma al fatto che mi risulta obbligatorio, perlomeno “nella logica legislativa che ha portato alla nascita dell’istituto del TFR”, il diritto alla restituzione immediata dello stesso, indipendentemente dal tipo di rapporto che abbia fatto cessare il lavoro. 

G.C.


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