The Cure – Bloodflowers il colpo di coda finale

The Cure – Bloodflowers il colpo di coda

Bloodflowers è il 12° lavoro in studio dei Cure. Il disco di rivincita dopo il deludente Wild Mood Swing. In questo album i Cure mettono al serviziotutta la loro esperienza e bravura,ricostruendo quello strappo avuto con l’album precedente. C’è da dire che Bloodflowers per me è un vero e proprio capolavoro sonoro,le tastiere hanno la funzionalità minima lasciando di nuovo spazio alla voce e alla chitarra di Smith che ritorna ad essere il vero leader del gruppo. Ed anche il ritrovato Gallup ancora una volta si dimostra di essere uno dei migliori bassisti in circolazione. Purtroppo quello che sarà un grande disco e anche l’ultima produzione degna di nota dei Cure,come se Bloodflowers sanzionasse la fine della creatività del gruppo,infatti dopo questo album i Cure si limiteranno a produrre solo altri due album molto mediocri.

Bloodflowers si apre con Out of This World una bella ballata lenta e malinconica adagiata sulla chitarra acustica in stile hawaiano e la voce in gran forma di Smith come per dire ‘siamo rinati’. Watching Me Fall è un vero e proprio capolavoro sonoro,la rabbia di Smith toglie ogni dubbio. Un brano energico dalle sonorità che rimangono nel segno,riff duri alternati ad improvvisi cambi lenti in undici minuti sonori superlativi.La successiva Where the Birds Always Sing  ricorda le sonorità di Wish dal pop ricercato e non banale. Maybe Someday è la sorellina di Watching Me Fall in versione sonora più leggera dal suono più pop e orecchiabile. The Last Day of Summer è un’altra piccola perla,una ballata acustica dove la chitarra acustica di Smith ripercorre quelle linee malinconiche su un sottofondo morbido di tastiere.La successiva There Is No If… è una belle canzoni più belle di tutta la produzione dei Cure sotto tutti i punti di vista,sia sonoro che lirico,da ascoltare e basta ! Ritornano le sonorità scure con The Loudest Sound, una ballata dark con un’occhiatina all’elettronica dove Smith mette in evidenza la sua voce sussurrata. In 39 ritorna il suono duro e aggressivo anche grazie al basso di Gallup in un brano dalle mille sfaccettature,passando dal gotico alla tecno,dal dark al rock. Chiude l’album ancora una volta la titletrack Bloodflowers introdotta da una batteria tribale su un tappeto sonoro di tastiere,la voce di Smith sussurrata rievoca il timbro dei vecchi Cure in un finale spettacolare.

Bloodflowers nonostante sia un capolavoro decreta la morte dei Cure,il punto finale dove Smith da la sensazione di aver dato veramente tutto. Il segno evidente dato anche nel successivo tour mondiale: Trilogy dove i Cure suoneranno in maniera fedele alla loro cronologia PornographyDisintegration Bloodflowers una sorta di testamento finale.

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Tracklist

N.B. Gli asterischi rappresentano il mio indice di gradimento

  • Out of This World (****)
  • Watching Me Fall (*****)
  • Where the Birds Always Sing (***)
  • Maybe Someday (****)
  • The Last Day of Summer (****)
  • There Is No If… (*****)
  • The Loudest Sound (***)
  • 39 (***)
  • Bloodflowers (****)

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Antonio Murante

Sono nato a Salerno nel 1971, romano d'adozione, amo dipingere,suonare il basso,amo la musica in tutte le sue forme ed è l'unica cosa a cui non rinuncerò mai.
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