The Cure – Faith, la perla nera

The Cure- Faith recensione album

A distanza di un anno da Seventeen Seconds, i Cure pubblicano Faith,il seguito della trilogia punk wave, il lavoro interiormente più scuro di Smith,dove la rassegnazione e la stanchezza del proprio Io diventa il filone dell’album. I suoni sono ovattati, a tratti lamentosi e rassegnanti,quasi ad indicare la totale rassegnazione. Non a caso Faith è considerato l’album più dark emotivamente di tutta la produzione dei Cure.

L’album si apre con The Holy Hour con il solito giro di basso di Gallup che scandisce i tempi e chitarre tutte in delay iniziano un percorso ascendenziale di depressione e rassegnazione dove la voce di Smith delinea quello che sarà il concept del disco. La successiva Primary è segnata dal ritmo nevrotico della chitarra di Smith dalle sonorità alla Joy Division, non molto diversa dallo stile trovato in Three Imaginary Boys anche se sembra un fulmine a ciel sereno a livello di sonorità per questo album. Ritornano le ombre sonore con Other Voices, di nuovo giro di basso cadenziato dove la voce laconica di Smith semina e segna ancora una volta le tappe verso la decadenza. Dolcezza e tristezza sono attrubuite alla shakespeariana All Cats Are Grey dove suoni cupi e grigi lasciano senza speranze “I never thought that i would find myself …In bed amongst the stones.” La seguente The Funeral Party è una delle prime perle dell’album,ritornano le scie delle tastiere in questa festa funebre dove Smith si abbandona completamente in un monotono lamentoso quasi a decretare quello che sarà un manifesto sulla morte. Ed è proprio questa la magia: la malinconia che diventa quasi piacere. I ritmi si alzano vertiginosamente in maniera molto nevrotica con Dubt con le sue sonorità post-punk. Il lento cammino verso il totale buio mentale lo troviamo in The Drowning Man , la voce di Smith si abissa lentamente in quello che sarà il definito vortice mortale,il punto di arrivo di un percorso che ci ha portato lentamente alla fine. Come consueto chiude l’album la tilte track Faith dalle sonorità svogliate,l’epilogo in quel suono pigro “I went away alone…with nothing left but faith….” dove il giro di basso di Gallup segna quella che sarà la marcia finale verso il buio più profondo.

Faith dei Cure è un album emotivamente triste,lo scandire quasi ossessivo delle note da quel senso di tetro e grigio che sta a rappresentare come nel battito finale, l’assenza di motivazione alla vita, essendo a mio parere, il punto più alto di nichilismo da parte di Smith,nichilismo che lo porterà successivamente a comporre testi sempre più ricercati tessendo quel filo conduttore unico tra musica e liriche. Le sonorità dark mettono in risalto ancora una volta le liriche di Smith che con la sua versatilità vocale alterna gioie e dolori,stavolta però con un triste finale.

 

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Tracklist

N.B. Gli asterischi rappresentano il mio indice di gradimento

  • The Holy Hour (****)
  • Primary (***)
  • Other Voices (***)
  • All Cats Are Grey (***)
  • The Funeral Party (*****)
  • Dubt (***)
  • The Drowning Man (*****)
  • Faith (****)

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Antonio Murante

Sono nato a Salerno nel 1971, romano d'adozione, amo dipingere,suonare il basso,amo la musica in tutte le sue forme ed è l'unica cosa a cui non rinuncerò mai.
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