The Cure – Japanese Wispers, quello che non ti aspetti

The Cure – Japanese Wispers recensione album

Japanese Wispers dei Cure è quello che non ti aspetti alla fine di un tour dopo Pornography. Il periodo di crisi esistenziali della band è uno dei motivi principali di tensioni all’interno del gruppo. La sintonia tra Gallup e Smith sembra essere volta al termine ed anche Tolhurst si emargina dal resto del gruppo. La pubblicazione di questo album non è altro che un impegno discografico a cui tenere contrattualmente e si pensò a realizzare una serie di singoli dalle sonorità quasi commerciali, per certi versi ‘radiofonici’,semplici all’ascolto per dare la giusta impronta a quello che poi sarebbe diventato una transizione ad un discorso più pop.

L’album si apre con Let’s Go To Bed una canzone dalle sonorità quasi dance dove ritornano i riferimenti pop dell’esordio. Basso funky in una ritmica leggera e sobria. La successiva The Dream è introdotta da un intreccio di tastiere quasi confuse scandite da una batteria quasi glaciale dalle sonorità molto elettro pop. Con Just One Kiss si ritorna alle vecchie sonorità dark (finalmente !!). La voce di Smith ritorna a cavalcare l’onda della malinconia e della ricerca dell’affetto…”somebody die for just one kiss”. Il ritmo incalzante ,a tratti quasi ipnotico rende Just One Kiss uno dei pezzi migliori. Ancora la vecchia vena dark è presente in The Upstairs Room anche se la ritmica è leggermente più veloce grazie ai riff acidi alla chitarra di Smith. Ritornano le sonorità dance, The Walk ha quel filo orientaleggiante e la batteria quasi ipnotica, un pezzo leggero a tratti anche funk che ripercorre le stesse sonorità incontrate all’inizio dell’album.Ma quello che non ti aspetteresti mai dai Cure è un pezzo jazzato come Speak My Language, una ballata dalle tenue sonorità jazzate che ad impatto spiazza e che segna quella mancanza di filo conduttore dell’album che in Japanese Wispers non c’è. La successiva Lament è un vero e proprio capolavoro sotto tutti i punti di vista. Ritornano le vecchie sonorità dark wave,le atmosfere di “Faith” e “Pornography” riappaiono in maniera sconvolgente. Il lamento disperato di Smith è un qualcosa che va al di là dell’immaginazione in questa raccolta.Batteria e basso tracciano quella ritmica  possente che creano quelle atmosfere che in tanti si aspettavano. Splendida !!! Chiude questa compilation ancora una volta una jazzata The Lovecats.

Con questa raccolta (anche se è un album) i Cure escono da quella linea dark di cui si erano fregiati finora. Sinceramente non è un album di facile ascolto e imparagonabile ai precedenti Faith e Pornography. Japanese Wispers non riesco a collocarlo, o meglio, non riesco a riconoscerlo dopo aver ascoltato Pornography. I Cure avevano bisogno di ripartire…

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Tracklist

N. B. Gli asterischi rappresentano il mio indice di gradimento.

  • Let’s Go to Bed (***)
  • The Dream (**)
  • Just One Kiss (****)
  • The Upstairs Room (***)
  • The Walk (***)
  • Speak My Language (**)
  • Lament (*****)
  • The Lovecats (**)

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Antonio Murante

Sono nato a Salerno nel 1971, romano d'adozione, amo dipingere,suonare il basso,amo la musica in tutte le sue forme ed è l'unica cosa a cui non rinuncerò mai.
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