The Cure – The Cure, tra presente e passato

The Cure – The Cure tra presente e passato

Dopo quattro anni dall’uscita di Bloodflowers,i Cure si riaffacciano sulla scena musicale con quello che lo stesso Smith annuncia l’album più scuro dei Cure ed è per questomnotivo che viene intitolato semplicemente The Cure come per ribadire il concetto di ‘noi siamo quello che siamo’. Più volte annunciato lo scioglimento della band e all’incertezza dell’uscita di futuri album, l’unico componente che rimane (per ora) al suo posto è Simon Gallup. The Cure è un album discreto anche se commercialmente risulta essere il disco più venduto in Italia dalla band, ma i punti oscuri,o meglio, i punti insicuri ce ne sono e non pochi.

Come di consueto,l’impatto iniziale è sempre propositivo e l’oscura e ipnotica  Lost mette subito di buon umore verso coloro che si aspettavano l’ennesimo album pop.”I can’t find myself…” ripete Smith all’infinito come per immergersi di nuovo nelle insoddisfazione e nelle cupezza del passato.La voce piena di effetti riempie Labyrinth in un viaggio noise tra dark e psichedelico.Before Three è la continua ricerca di quel suono pop perfetto risulta essere gradevole spinto al punto giusto grazie anche al basso che culla la voce di Smith.La successiva The End of The World diventa ovviamente subito singolo per la sua orecchiabilità e la sua leggerezza di rock leggero.Le atmosfere dark riappaiono in Anniversary un ibrido dove spicca la necessità di cambiare quella ricerca sonora. La lanciata Us or Them dal suono duro con chitarre pompate danno quel suono quasi hard ad un album dalle mille sfaccettature,così come Alt.end, bell’arpeggio iniziale tenuto alto dalla ritmica in un bel pop rock.(I Don’t Know What’s Going) On altro singolo pop dal ritornello orecchiabile così come la seguente Taking Off  leggera dalla melodia fluida.Anche la successiva Never dalle sonorità rock non lascia segni evidenti.Diverso è il discorso con Promise, un piccolo capolavoro dalle sonorità dark metal,chitarra distorta dall’inizio alla fine da quel tocco imprevedibile,il classico colpo di coda. Un suono finora mai ascoltato,il miglior pezzo dell’album.Il cerchio si chiude con la ballata acustica di Going Nowhere, voce e chitarra davvero molto bella e intensa.

The Cure per certi versi rimarrà un album ambiguo,sonorità già ascoltate che si contrappongono a suoni mai ascoltati una sorta di bianco\nero dove non si riesce a bilanciare una logica sonora. Qualcuno direbbe mancanza di creatività ,qualcun altro direbbe mancanza di volontà,fatto sta che i Cure ancora una volta risorgono dalle ceneri come un’araba fenice segnando il loro posto tra bene e male sul podio della musica.

 

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Tracklist

N.B. Gli asterischi rappresentano il mio indice di gradimento

 

  • Lost (*****)
  • Labyrinth (****)
  • Before Three (***)
  • The End of the World (***)
  • Anniversary (***)
  • Us or Them (****)
  • Alt.end (***)
  • (I Don’t Know What’s Going) On (***)
  • Taking Off (***)
  • Never (**)
  • The Promise (*****)
  • Going Nowhere (****)

 


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Antonio Murante

Sono nato a Salerno nel 1971, romano d'adozione, amo dipingere,suonare il basso,amo la musica in tutte le sue forme ed è l'unica cosa a cui non rinuncerò mai.
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