The Cure – Three Imaginary Boys,i tre ragazzi immaginari

The Cure – Three Imaginary Boys ,l’album di esordio

Three Imaginary Boys“,primo album dei Cure,esce nel maggio 1979,anticipato solo pochi mesi prima dal controverso singolo “Killing an Arab“,ritenuto ingiustamente tendenzioso e razzista a causa del richiamo nel testo e nel titolo al contenuto del libro esistenzialista di Albert Camus “Lo Straniero”.
Questo brano poi non sara’inserito nell’album in questione ma nella versione americana dello stesso intitolata “Boys don’t Cry”,insieme ad altri tre brani dello stesso periodo:”Jumping Someone Else’s train”,”Plastic Passion” e la celeberrima “Boys don’t Cry”.
La prima cosa che colpisce dell’album e’ la totale assenza di titoli,sostituiti da simboli e la copertina minimalista ed ambigua,raffigurante tre oggetti:una lampada,un frigorifero ed un aspirapolvere,rappresentazioni dei “tre ragazzi immaginari”,Robert Smith,voce,chitarra e leader indiscusso nonché autore di tutti i testi del gruppo,Lol Tolhurst,batteria e Michael Dempsey,basso,che verrà rimpiazzato qualche mese dopo dal mitico Simon Gallup a causa di incomprensioni e interessi musicali discordanti da quelli di Smith.
L’album,appena uscito,e’ subito accolto positivamente dalla stampa inglese che apprezza lo sforzo innovativo del trio nell’unire ritmi serrati ed un sound ruvido ad una creatività compositiva che usa l’immaginazione per riuscire ad oltrepassare i confini dettati dal punk imperante di quel periodo.
E’ invece alquanto sorprendente l’atteggiamento critico di Robert Smith nei confronti di questo loro primo lavoro che lo portò a stroncarlo duramente sotto ogni punto di vista,dalla disomogeneità dei brani inseriti all’artwork della copertina fino alla mancanza di una messa a fuoco in termini musicali.
La posizione ostile di Smith e’ pero’ comprensibile,e’ dovuta dalla frustazione nata in lui per il fatto di non essere riuscito ancora in pieno a catturare su disco i suoni che aveva in testa,cosa che andra’ poi a fare nei lavori successivi.
Personalmente invece,amo questo loro esordio così scarno e ancora legato a sonorità grezze intrecciate a testi splendidamente minimali che si apre con la goccia martellante di “10:15 Saturday Night“,brano che i Cure proponevano gia’ da tempo nei loro live e che insieme a “Transmission” dei Joy Division fu uno dei piu’ trasmessi nel 1979.
Segue la scheletrica “Accuracy“,desolata e densa di disperazione post-punk,caratterizzata dal “cantato/parlato” di Smith,tipico dei suoi primi anni.
Grinding Halt” invece e’ piu’ serrata,piu’ nervosa e spezzata,con un ritmo “new wave” e una spigolosa esecuzione alla chitarra di Smith.
Ci pensa “Another  Day” a rallentare notevolmente l’andamento dell’album con il sound tenebroso preannunciante le atmosfere cupe degli anni successivi.
Si ritorna al movimento ritmico piu’ aggressivo con la successiva “Object” in cui la voce di Robert,farcita di un potente riverbero,lancia un messaggio ambivalente,arguto ed erotico,giocando con le parole “object”(oggetto) e “objections”(obiezioni).
YOU’RE JUST AN OBJECT IN MY EYES
BUT I DON’T MIND
I JUST DON’T CARE
I’VE GOT NOT OBJECTIONS IF YOU TOUCHING ME THERE…
Subway Song” successivamente,mescola rock e noir con linee di basso rimbombanti,schiocco di dita e brevi intermezzi di armonica per arrivare ad una conclusione agghiacciante,quel grido lacerante riconducibile ad una spaventosa storia raccontata dallo stesso Smith,riguardante un assassinio accaduto in una metropolitana londinese.
Segue una sbalorditiva e dissacrante versione del capolavoro di Hendrix “Foxy Lady“,uno dei pezzi piu’ riusciti del set live del trio di allora,loro cavallo di battaglia gia’ dai tempi degli Easy Cure(loro primissimo nome),definita dai critici inglesi uno “scheletro che si contorce”.
L’album poi scivola nei tre episodi forse meno riusciti :”Meat Hook” in cui Robert farnetica di una visita al suo macellaio,con osservazioni poco riuscite sul mistero della vita,”So What“,considerato quasi un riempitivo in cui risulta chiaro che i Cure erano a corto di idee,sia musicalmente che nella scrittura del testo che altro non e’ che una lettura ad alta voce di una pubblicità di una glassa per torte e di un set decorativo trovato sul retro di un pacchetto di zucchero.
La terza ed ultima scivolata nei livelli piu’ bassi di questo lavoro la troviamo in “It’s Not You“,brano davvero poco riuscito,forse piu’ adatto ad un live set che a finire su di un lp,grazie alla sua vivacità punk.
Fortunatamente pero’,l’album si riprende e si conclude magnificamente con i due brani piu’ belli ed intensi:”Fire In Cairo” che intreccia alcuni momenti di sobria disperazione(“SILENT AND BLACK
MIRROR POOL
MIRRORS THE LONELY PLACE WHERE I MEET YOU“)
ad un ritornello orecchiabile che da un’idea del senso della melodia che renderà poi famosi i Cure e la title track,quella meravigliosa “Three Imaginary Boys” che con la sua atmosfera oscura fa presagire la direzione musicale che avrebbe intrapreso la band e fa guadagnare a Smith la reputazione di “maestro della malinconia”.
Il testo,magnifico,contiene l’ansia per il futuro e un grande senso di vuoto,la sua sonorità elettrica si intreccia con la voce disperata che verso la fine si affievolisce chiudendo con una richiesta di aiuto che segnera’ per sempre la nascita e l’evoluzione della svolta “dark” della band.
WHISPERS IN THE SILENCE
PRESSING CLOSE BEHIND ME
PRESSING CLOSE BEHIND
CAN YOU HELP ME?
CAN YOU HELP ME?
 
Tracklist
  • N.B. Gli asterischi rappresentano il mio indice di gradimento

 

  • 10:15 Saturday Night (****)
  • Accuracy (***)
  • Grinding Halt (***)
  • Another Day (****)
  • Object (****)
  • Subway Song (****)
  • Foxy Lady (***)
  • Meat Hook (**)
  • So What (**)
  • Fire In Cairo (*****)
  • It’s Not You (**)
  • Three Imaginary Boys (*****)

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Antonio Murante

Sono nato a Salerno nel 1971, romano d'adozione, amo dipingere,suonare il basso,amo la musica in tutte le sue forme ed è l'unica cosa a cui non rinuncerò mai.
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