The Cure – Wild Mood Swings, il grande salto nel vuoto

The Cure – Wild Mood Swing recensione album

Partiamo subito nel dire che Wild Mood Swings dei Cure non è proprio un grande album, nel senso che se lo rapportiamo ai lavori precedenti fatti finora,questo album lascia molto amaro in bocca anche se all’interno ci sono dei punti interessanti.Ma ciò non basta ed anche se si considera che in questo periodo la band è praticamente allo sfascio,il risultato è del tutto evidente. Dopo l’abbandono di Porl Thompson e Boris Williams durante Wish, oltre a Smith,rimangono il solo Gallup (a mezzo servizio) e Bamonte alla produzione del disco e tutte queste mancanze si sentono tutte.

L’album si apre con la ottima Want dalle vecchie sonorità di Wish e infatti risulta una delle più riuscite anche se i Cure nellaprima song di ogni album cercano di dare quell’impatto sonoro che sarà il filo conduttore dell’album,ma in questo caso non è così. Club America è un pop-rock classico con leggeri tocchi psichedelici e la voce di Smith leggermente coi toni bassi,il brano più spinto strumentalmente, di tutto l’album.Ritornano gli archi nella successiva This Is a Lie , classica ballata acustica molto sinfonica e romantica,il miglior brano dell’album indubbiamente. L’inizio di The 13th coi fiati ritorna ai periodi sperimentali di The Top,con un sound latino,così come Strange Attraction, intro quasi esotico e poi ballata dai ritmi facili e orecchiabili.Anche Mint Car risulta essere il seguito,ma meno riuscito, di Friday i’am in Love,stessa ritmica,quasi stessi accordi. La successiva Jupiter Crash è ancora una classica ballata acustica dalle sonorità ancora vicine a Wish,una delle più riuscite dell’album. Round & Round & Round risulta invece una song da riempimento,una ballata senza mordente e senza punti degni di nota,così come la successiva e jazzata Gone !. La chitarra in flanger tipicamente accompagnata dal basso di Gallup (che in questo disco è praticamente inesistente) apre Numb, una ballata pop.Il ritmo aumenta con Return,anche se il brano risulta essere molto orecchiabile quasi radiofonico per la sua leggerezza.Ritorna il rock con Trap a spezzare quella monotonia.La successiva Treasure ci riporta dritti a Disintegration,classica ballata  romantica e sognante grazie agli archi. Bella per la sua leggerezza e per le sue sonorità dark. Sulla stessa linea sonora chiude l’album Bare un altro lento ben riuscito.

Wild Mood Swings è stato un album difficile per la band e lo si nota per la mancanza di idee.L’ascolto fa torcere un pochino il naso anche perchè gli unici pezzi degni di essere menzionati hanno quel sapore già ascoltato da qualche parte e fare riferimento al passato è il miglior modo per descriverli….tutto ciò non basta.

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Tracklist

N.B. Gli asterischi rappresentano il mio indice di gradimento

  • Want (****)
  • Club America (***)
  • This is a Lie (*****)
  • The 13th (**)
  • Strange Attraction (**)
  • Mint Car (**)
  • Jupiter Crash (****)
  • Round & Round & Round (*)
  • Gone ! (**)
  • Numb (**)
  • Return (**)
  • Trap (***)
  • Treasure (****)
  • Bare (****)

Antonio Murante

Sono nato a Salerno nel 1971, romano d'adozione, amo dipingere,suonare il basso,amo la musica in tutte le sue forme ed è l'unica cosa a cui non rinuncerò mai.
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