The Cure – Wish, il desiderio sta nel rinascere

The Cure – Wish recensione album

A distanza di tre anni dall’uscita di Disintegration, i Cure pubblicano il loro nuovo lavoro: Wish, un album completamente diverso dai precedenti,il dark ritrovato in Disintegration lascia spazio ad un album più leggero,orecchiabile che sotto un certo aspetto sonoro  risulta quasi essere un rock alternativo/pop. Il suono scorre leggero e meno intenso di ricerche sonore come se il gruppo sentisse il peso del capolavoro di Disintegration. Fatto sta che Wish nella sua leggerezza è un gran bell’album incentrato questa volta sul romanticismo e i suoi aloni.

Open, come solito del gruppo apre l’album in maniera dura e diretta. Le chitarre noise danno quel sapore rock diverso dallo stile Cure che danno uno sguardo verso l’alternative. Arpeggi leggermente più complessi aprono High dalle sonorità leggere rispetto ai periodi cupi e tutto ciò viene messo inrisalto dalla voce di Smith,alleggerita che cavalca orizzonti vocali più aperti. La successiva Apart si apre con n gran giro di basso di Gallup e la voce di Smith sussurrata che ricade di nuovo nelle oscurità dark di Disintegration e non a caso risulta essere uno dei pezzi migliori dell’album.Non a caso le liriche conflittuali segnano sempre momenti di grande espressione del gruppo che sembra ritornare sempre al punto di partenza più scuro per poi ritrovare la luce. Un’altra perla è From the Edge of the Deep Green Sea è una cavalcata sonora appoggiata da una sola chitarra distorta accompagnata dal basso in maniera spettacolare,bella tirata dall’inizio alla fine.La successiva Wendy Time è un funky un pochino confuso,un esperimento nonmolto riuscito a mio parere in quanto non ha mordente e non mette in risalto quasi nulla,scorrendo lentamente come se fosse un riempitivo. Doing the Unstuck è la tipica ballata dal suono pop dove regna il ritmo spensierato e leggero e Friday I’m in Love ne è la naturale sequenza anche se più orecchiabile e molto radiofonica una poesia d’amore che mette in risalto la svolta che il gruppo ha avuto,quella leggerezza che sarebbe impensabile se rapportata ai periodi di Pornography o Faith. Trust ritorna di nuovo agli echi di Disintegration,metà strumentale fino alla voce di Smith che fa un salto nel dark più scuro con un piano in sottofondo malinconico.La successiva A Letter To Elise ancora una ballata spensierata dalle sonorità leggere e orecchiabili di una storia d’amore che finisce e che alla fine porta alla rassegnazione.L’energica Cut da quel senso di spinta finale,le chitarre distorte e la batteria nevrotica scandisce quello che sarà uno dei sussulti prima di immergersi nelle atmosfere malinconiche di To Wish Impossible Things dove finisce il sogno. Un capolavoro lirico e sonoro.Chiude l’album un altro grandissimo pezzo: End, sonorità ancora dure e ruvide che intrecciano quelle linee dark all’elettro wave.

Wish è un album eclettico,le nuove sonorità rock sono il frutto del cambiamento concettuale della band. L’oscuro compare ma non è il protagonista, la spensieratezza si sente non solo nei testi ma anche nella parte sonora e risulta difficile anche per i seguaci più accaniti dei Cure dare un filo logico a tutto questa metamorfosi necessaria per allontanare il vociferare di un possibile scioglimento del gruppo. Tutto resta intatto,ma da questo momento in poi i Cure,ad eccezione di Bloodflowers inizieranno un percorso di discesa sia a livello mentale che a livello di sonorità.

 

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Tracklist

N.B. Gli asterischi rappresentano ilmio indice di gradimento.

  • Open (****)
  • High (***)
  • Apart (*****)
  • From the Edge of the Deep Green Sea (*****)
  • Wendy Time (*)
  • Doing the Unstuck (***)
  • Friday I’m in Love (***)
  • Trust (***)
  • A Letter to Elise (****)
  • Cut (***)
  • To Wish Impossible Things (*****)
  • End (*****)
 

 

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Antonio Murante

Sono nato a Salerno nel 1971, romano d'adozione, amo dipingere,suonare il basso,amo la musica in tutte le sue forme ed è l'unica cosa a cui non rinuncerò mai.
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