Un bagno nel mare cristallino di Napoli. Il parco della Gaiola, Posillipo

Napoli e le sue meraviglie: “Un bagno nel mare cristallino tra arte, cultura, storia e leggenda: al parco della Gaiola, Posillipo”.

Napoli e le sue meraviglie. In questa mattina di fine luglio, io e mia figlia abbiamo deciso di impadronirci del mare di Napoli.  Appunto conquistarlo. Non farci un semplice bagno, ma di impossessarcene, come facevano gli antichi naviganti che ne solcavano le acque. Decidiamo di recarci  alle  Rocce Verdi e prendere in  noleggio una canoa. Navigandolo, lo domineremo, godendoci in pieno il Golfo Di Napoli.

Napoli: Baia del Cenito

Partiamo da Baia del Cenito, lasciandoci alle spalle Villa Emma Hamilton con i suoi  terrazzi, dai quali pare vedere ancora qualche cannoncino, posto lì a meta del seicento, dal viceré spagnolo, per mettere in fuga i francesi che stazionavano nella baia. Costeggiamo Villa Fattorusso per arrivare sugli scoglioni dove i bagnanti si fanno trasportare dei barcaioli di Marechiaro. 

Finestrella di Marechiaro

Poco più innanzi l’omonimo borgo, con  la chiesa di Santa Maria del Faro svettante.  Intravediamo la celeberrima Finestrella di Marechiaro e, di fianco,  Villa degli Spiriti con la sua magia di antica rovina diroccata. Subito, appresso, Villa Imperiale, ex Villa Beck, con il suo lido ospitato dalle lisce  rocce tufacee. Giungiamo finalmente alla Gaiola  e qui l’emozione è sempre forte.  Questa villa adagiata sui due scogli ricongiunti da un ponticello.

Napoli: La Gaiola

Napoli: “Cappella Sansevero, scrigno d’arte e magia”

Napoli: la Villa maledetta

Ogni volta che la vedo, immagino come doveva essere, ad inizio novecento,  quella teleferica che collegava la terra ferma all’Isola. La teleferica ove, in una notte burrascosa, trovò la morte la  donna tedesca Elena Von Parish, dopo essere stata colpita da un fulmine. Per il dolore, il marito, Hans Praun, allora proprietario della villa,  vedendo la moglie scomparire tra i flutti del mare, disperato, si  lanciò sugli scogli, trovando anch’egli una morte immediata.

L’amico, Otto Grumbach, ospite della famiglia Praun, sarà ritrovato morto, da lì a poco, misteriosamente avvolto in un tappeto. Questa, ed altre drammatiche storie, hanno fatto sempre credere ai napoletani che la Gaiola fosse un luogo di sventura e che il possesso dell’omonima Villa fosse causa di malasorte per i proprietari e per chi si avvicinasse a quell’area. Già nota era la storia dell’incagliamento dell’Incrociatore San Giorgio, nel 1911, per mano del Capitano di Vascello, il marchese Gaspare Albenga, il quale, per assecondare le richieste della sua ospite, la marchesa Boccardi Doria, di ammirare la costa di Posillipo da vicino,  incagliò  la nave da guerra sulla secca della “Cavallara” (nelle acque antistanti la Gaiola).

Poi, altre storie poco felici riguardarono i susseguenti proprietari di quella maledetta Villa. Il noto  magnate tedesco, il barone Langheim, che tenne alta la vitalità di quei luoghi negli anni ’60, con una serie infinita di festini  e che, per tale motivo, finì sul lastrico. Ed ancora gli Agnelli, che possedettero la Villa nel trieste periodo del lutto per la morte di Eduardo.

Ed  ancora, il magnate del petrolio, Paul Getty, che subì il sequestro del figlio da parte della  Ndrangheta e  che pago un  lauto riscatto dopo l’amputazione dell’orecchio di questi. Sino all’ultimo proprietario Gianpasquale Grappone, fondatore della società  assicurativa  Loyd Centauro, che ben presto finì agli arresti per bancarotta e ne subì la  vendita all’asta, divenendo, la Villa, di proprietà della Regione Campania. 

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Napoli e mare cristallino alla Gaiola

Si narra che tutte queste storie nefande siamo il frutto di una magia nera gravitante nell’aria dovuta al rilascio, nelle sue acque, degli intrugli che Virgilio, nella sua scuola, poco innanzi, preparava con i suoi allievi.  E proprio il riversamento di alcune di queste pozioni, si narra, hanno  irrimediabilmente impregnato l’acqua, la terra e le rocce di questa zona  facendo sì che la Gaiola divenisse un luogo di maledizione imperitura.

Napoli: villa

Proprio arrivati alla Gaiola, ci concediamo un lietissimo bagno nelle sue splendide acque trasparenti,  ormeggiando la canoa sugli scogli. Dopodiché, riposati,  riprendiamo la nostra navigazione verso gli antri  della Scuola di Virgilio. Qui, senza alcun timore, ci avventuriamo nelle grotte, quasi come se fossimo inghiottiti dalle viscere della terra, e ci ritroviamo in un ambiente veramente spettacolare. Si aprono, dinanzi ai nostri occhi, antri di una vastità inattesa. 

Napoli grotte al mare

Grotte scavate nella pietra, con volte alte 30 metri sulla nostra testa, di una pietra tufacea così chiara  da riflettere il colore del mare. Io e mia figlia ci prendiamo un refrigerante bagno nelle acque fredde delle grotte e ci aggiriamo tra le varie  stanze  quasi alla ricerca della presenza del Vate,  il grande poeta, Virgilio, che, con la Sirena Partenope, è da considerarsi uno dei fondatori della città di Napoli.

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Baia dei Trentaremi

Dalle grotte della scuola Virgilio riprendiamo il largo, verso la Baia dei Trentaremi e, guardandomi alle spalle, immagino il frastuono che le onde  di un mare agitato possano provocare infrangendosi in quegli antri e capisco perché quel tratto di costa sia noto anche con l’appellativo di Baia del Tuono.

Approdiamo alla spiaggia della Baia, sormontata dal verde del Parco Virgiliano (ex Parco della Rimembranza) e  dinanzi abbiamo solo il mare. Si ha una sensazione di spaesamento a tale visione. Da questa angolazione non vi è alcuna traccia di abitato, solo la Natura, con la sua imponenza e assoluta bellezza.

Napoli: mare cristallino

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Villa di Vedio Pollione nei pressi del Virgiliano

Ci si dimentica di dove ci si trovi. Un’isola dei Caraibi? Una baia di qualche terra lontana? La spiaggia di  quell'”Isola che non c’è”, cantata dal conterraneo Eduardo Bennato? Ripreso il mare, ci allontaniamo dalla costa  e intravediamo i resti della villa di Vedio Pollione, nei pressi del Virgiliano. Si vedono nettamente, il  teatro e l’odeon che il ricco cavaliere romano fece erigere per impreziosire la bellissima villa eretta su quel promontorio.

Villa Pausillipon

Quel ameno luogo ove rifugiarsi per prendersi una “tregua dagli affanni”, traduzione letterale della parola che gli da, appunto,  il nome: Pausillipon. Tanto era bella questa villa, che l’imperatore  Augusto la fece propria alla morte del non molto amato Vedio Pollione il ricco cavaliere, esattore della tasse,  noto in vita per la sua crudeltà.

Si narra, difatti, che questi era aduso destinare alla  morte i propri  schiavi gettandoli nelle vasche nei pressi della Gaiola, in cibo alle murene che lì allevava. Proprio uno di questi episodi, verificatosi  alla presenza dell’Imperatore Augusto, innanzi al quale uno sventurato schiavo fece cadere dei bicchieri, guadagnandosi quella triste sorte, alieno’ l’amicizia dell’imperatore per questo suo suddito e ne fece decidere la confisca della villa.

Il mare sembra farsi un pò minaccioso. Decidiamo, allora, di riprendere la navigazione e riapprodare alle Rocce Verdi,  tra le sue acque cristalline. Mia figlia è veramente emozionata per quello che abbiamo visto è vissuto. Credo che Napoli sia più unica che rara nel consentirti, in centro città, di poterti vivere esperienze  così spettacolari.  Un modo diverso di godersi il mare della città è uno dei tratti di costa tra i più magici, ricco di storia e leggende.

Daniele

Giurista prestato, per professione, alla finanza. Appassionato d'arte, in ogni sua forma espressiva. Ama raccontare Napoli e la sua terra,  fonte infinita d'ispirazione