Violenza sulle donne: il monologo di Paola Cortellesi ai David di Donatello 2018

Il monologo di Paola Cortellesi sulle discriminazioni, le violenze, gli abusi che devono subire le donne ai giorni nostri.

Ad aprire la 62esima edizione dei David di Donatello quest’anno è stata Paola Cortellesi con un monologo che ha fatto scalpore.

L’attrice ha parlato non solo di discriminazione di genere, ma ha dimostrato anche che i i termini molto spesso usati per gli uomini se usati per le donne possono diventare offensivi.

Il monologo di Paola Cortellesi ha cercato di far capire quanto sia difficile essere una donna nel nostro tempo, quando le donne vengono sempre bersagliate e trattate come poco di buono.

Il monologo di protesta che ha recitato, dopo essere stata la prima a salire sul palco, è stato contro la violenza, gli abusi, le molestie e le discriminazioni nel confronti delle donne. L’attrice è poi stata raggiunta dalle colleghe Giovanna Mezzogiorno, Serena Rossi, Jasmine Trinca, Sonia Bergamasco, Isabella Ragonese e Claudia Gerini.

Il monologo di Paola Cortellesi

E’ impressionante vedere come nella nostra lingua alcuni termini che al maschile hanno il loro legittimo significato, se declinati al femminile assumono improvvisamente un altro senso, cambiano radicalmente, diventano un luogo comune, un luogo comune un po’ equivoco che poi a guardar bene è sempre lo stesso, ovvero un lieve ammiccamento verso la prostituzione. Vi faccio degli esempi. Un cortigiano: un uomo che vive a corte; Una cortigiana: una mignotta. Un massaggiatore: un cinesiterapista; Una massaggiatrice: una mignotta. Un uomo di strada: un uomo del popolo; Una donna di strada: una mignotta. Un uomo disponibile: un uomo gentile e premuroso; Una donna disponibile: una mignotta. Un uomo allegro: un buontempone; Una donna allegra: una mignotta. Un gatto nero: un felino deceduto; una gatta morta, una mignotta. Questa sera non voglio fare la donna che si lamenta e che recrimina, però anche nel lessico noi donne un po’ discriminate lo siamo. Quel filino di discriminazione la avverto, magari sono io, ma lo avverto. Per fortuna sono soltanto parole. Se davvero le parole fossero la traduzione dei pensieri, un giorno potremmo sentire affermazioni che hanno dell’incredibile, frasi offensive e senza senso come queste. “Brava, sei una donna con  le palle”, “Chissà che ha fatto quella per lavorare”, “Anche lei però, se va in giro vestita così”, “Dovresti essere contenta che ti guardano”, “Lascia stare sono cose da maschi”, “Te la sei cercata”. Per fortuna sono soltanto parole ed è un sollievo sapere che tutto questo finora da noi non è mai accaduto.


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Redazione

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