Visite fiscali 2020 e Coronavirus: novità controlli, orari e reperibilità

Cos’è cambiato dal 10 marzo fino a oggi sulle visite fiscali? Quali sono le disposizioni dell’INPS per l’emergenza sanitaria da Coronavirus?

Le visite fiscali dal 10 marzo 2020 sono state sospese. L’INPS ha disposto l’interruzione del controllo medico fiscale su tutto il territorio italiano, a causa dell’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione dell’epidemia da Covid-19. Inoltre, l’Istituto ha introdotto dei cambiamenti sull’esecuzione delle visite fiscali, lasciando invariate le disposizioni sugli orari e sulla reperibilità. L’INPS attraverso il messaggio Hermes n. 1061 del 10 marzo 2020, ha disposto per i medici legali delle linee guida da seguire nell’attuale periodo di alto rischio epidemiologico. Considerato che le visite medico fiscale, possono rappresentare un veicolo di diffusione dell’epidemia da Coronavirus e, in linea con le misure contenitive previste nei Dpcm, ha predisposto il blocco delle visite mediche eseguite in: ambulatorio, domicilio e controllo.

Visite fiscali 2020: il primo messaggio Hermes

Molto probabilmente, le regole istituite con i primi messaggio Hermes n. 716 del 25 febbraio 2020 e successivo n. 1013 dell’8 marzo 2020. I quali, riportano i passaggi a cui il medico certificatore doveva attenersi prima di effettuare il sopralluogo presso il domicilio del lavoratore.

Risulteranno rioperative anche per la fase 2, ossia quando tutte le attività produttive rientreranno a pieno regime e, quindi le visite fiscali saranno eseguite regolarmente.

Il medico designato alla visita fiscale dovrà procedere seguendo un iter ben preciso. In primis, dovrà contattare a distanza (telefono o citofono), al fine di eseguire il primo controllo sulla patologia imputabile al paziente. In sostanza, il medico si accerta che il paziente non è positivo al Coronavirus.

Tuttavia, nel dubbio il medico esegue un controllo a distanza di sicurezza non continuando con l’accesso nell’abitazione del paziente. Il medico dopo questo primo step, potrebbe proseguire con la visita fiscale di controllo procedendo con la verifica della diagnosi. In questo passaggio finale attribuisce la fine o il continuo della malattia, stabilendo il giorno in cui il lavoratore può ritornare sul posto di lavoro.

Il codice “E” misure precauzionali

Nel comparto privato dinanzi a certificati di malattia con la dicitura dell’indicazione dell’emergenza da Covid-19, come ad esempio, codice “V29.0” o altra indicazione riconducibile allo stato di quarantena o sorveglianza, devono seguire il contrassegno che riporta alla procedura CDM “anomalia A”.

In questo caso al medico non spetta la fase di controllo, ma deve indicare a completamento di sistema, la dicitura che riporta il periodo “di verifica”. Mentre, l’Ufficio medico legale dovrà completare l’iter apponendo l’elocuzione riportante al codice “E”, ossia esonero.

Stessa procedura seguono i lavoratori pubblici, per i certificati di malattia che riportano le indicazioni innanzi indicate.


Per essere sempre aggiornato, seguici su: Facebook - Twitter - Gnews - Telegram - Instagram - Pinterest - Youtube

Condividi questo articolo sui Social
TwitterFacebookLinkedInPin ItWhatsApp

Antonella Tortora

Analista Contabile, collaborato con diversi quotidiani online. Adoro scrivere, ogni notizia è degna di essere vissuta, raccontata, con cuore, emozione, passione. Raccontarle serve a renderle uniche, se non raccontate finirebbero nel labirinto del dimenticatoio. Resta un'unica verità ogni storia incorpora una piccola parte di me, che emerge in un angolino nascosto. Citazione preferita: “Il valore di una persona risiede in ciò che è capace di dare e non in ciò che è capace di prendere.” Albert Einstein