Fisco, la Cgia punta il dito: le PMI pagano 21 mld di tasse in più rispetto ai giganti web

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06/06/2021

L’allarme Cgia sulla fiscalità delle multinazionali. Secondo i conti dei ricercatori le PMI italiane hanno pagato 21 miliardi di euro in più di tasse rispetto a quanto versato dalle multinazionali del web.

Fisco, la Cgia punta il dito: le PMI pagano 21 mld di tasse in più rispetto ai giganti web

La riforma del fisco deve passare anche per un approccio diverso all’imposizione delle multinazionali. Il nuovo monito passa da una recente ricerca della Cgia di Mestre. La Confederazione Generale Italiana dell’Artigianato ha pubblicato al riguardo un dossier focalizzato proprio sulle trattenute applicate agli autonomi e alle PMI.

Confrontando le tasse versate complessivamente da micro imprese e autonomi con fatturato inferiore a 5 milioni di euro, nel corso del 2019 questi soggetti hanno pagato imposte per un valore di 140 volte superiore rispetto ai giganti del web. Se si prende infatti in analisi il dato riguardante le web company del settore internet e software, il corrispettivo versato al fisco è stato di appena 154 milioni di euro.

Nel frattempo, il giro d’affari prodotto in Italia dai giganti tecnologici è risultato pari a 7,8 miliardi di euro. Mentre l’occupazione lavorativa corrisponde a circa 11mila persone. Ed è proprio tornando ai dati di apertura che emerge tutta la contraddizione del quadro appena delineato. Per fare un paragone con i lavoratori autonomi dotati di partita Iva, durante lo stesso periodo quest’ultimi hanno prodotto un fatturato superiore a 814 miliardi di euro e versato al fisco oltre 21 miliardi di euro.


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Il peso della pandemia e gli effetti sulla questione fiscale

Tenendo presente il quadro appena presentato, la pandemia da coronavirus sembra purtroppo aver prodotto un ulteriore aggravamento della situazione. Secondo quanto evidenziato dalla Cgia, nell’ultimo anno e mezzo i giganti del web hanno visto crescere i propri ricavi in Italia. Tutto ciò, mentre le piccole e medie imprese hanno dovuto sostenere le gravi conseguenze dei lockdown, con evidenti riverberi sul giro d’affari.

Serve quindi intervenire sull’imposizione applicata alle PMI, anche considerando che ad oggi si sono toccati livelli medi impositivi del 60%. I ricercatori mettono inoltre in evidenza la mancanza di trasparenza fiscale delle società tecnologiche. Un problema su quale al momento sta lavorando il Parlamento Europeo.

Quest’ultimo è vicino a un accordo con il Consiglio per imporre alle multinazionali con fatturati elevati di rendere disponibile l’importo delle tasse versate in ogni Paese dell’UE. Il tutto considerando che spesso una parte elevata dell’utile ante imposte dei giganti hi-tech viene spostato in Paesi a fiscalità agevolata, dando luogo a una evidente elusione fiscale.

Le stime sui vantaggi fiscali delle multinazionali e la global tax al 15%

Dando continuità al ragionamento, appare evidente che i meccanismi utilizzati dalle imprese che operano su scala globale comportano una riduzione del carico fiscale in grado di avere un forte impatto sui conti pubblici dei singoli Paesi. Secondo la Cgia, il risparmio fiscale dovuto all’elusione relativo al periodo 2015 – 2019 è costato alle casse pubbliche circa 46 miliardi di euro.


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Non appare quindi un caso che il G7 sia da tempo al lavoro sull’applicazione di una tassa globale minima del 15% applicata ai giganti del web. La questione è stata affrontata recentemente all’interno del G7. Nelle scorse ore si è trovato un primo consenso sul principio operativo dell’aliquota globale. Si va quindi verso un accordo storico, che punta a una maggiore equità sul tema dell’imposizione fiscale alle multinazionali.