Pensioni anticipate e quota 41 per i precoci: i requisiti a oggi, ma l’allargamento nel 2022 è a rischio

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04/08/2021

Sulle pensioni si riaccende il dibattito relativo ai lavoratori precoci. L’uscita con 41 anni di contributi è possibile nel 2021 solo per una parte ristretta della platea. I sindacati chiedono un allargamento nel 2022, ma l’ipotesi si allontana per via delle coperture. Attesa per la bozza della legge di bilancio.

Pensioni anticipate e quota 41 per i precoci: i requisiti a oggi, ma l’allargamento nel 2022 è a rischio

Le pensioni dei lavoratori precoci sono uno dei temi caldi dell’attuale dibattito previdenziale. La maturazione del diritto di accesso all’Inps con 41 anni di versamenti (nota come quota 41) risulta attualmente possibile solo per una parte ristretta dei potenziali aderenti. Al vincolo dei versamenti si aggiungono infatti criteri stringenti, che rendono possibile la quiescenza solo in casi molto particolari.

Per questo motivo, i lavoratori e i sindacati chiedono da tempo d’intervenire garantendo l’opzione di uscita in senso generalizzato. Se non dovesse riuscire questo passaggio, l’attesa è perlomeno per un ampliamento della platea, alleggerendo i vincoli d’ingresso e allargando le categorie di lavoratori che possono beneficiare del meccanismo di prepensionamento.

L’alternativa, per molti lavoratori, è di attendere i criteri decisi dalla legge Fornero a partire dal 1° gennaio 2012. Quest’ultima prevede di maturare almeno 42 anni e 10 mesi di versamenti Inps (un anno in meno per le donne). Ma procediamo per ordine e vediamo innanzitutto come si accede attualmente alla pensione pubblica con 41 anni di versamenti.


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Pensioni anticipate per lavoratori precoci: le regole di accesso nel 2021

La pensione anticipata tramite quota 41 è disponibile in favore degli iscritti all’AGO (assicurazione generale obbligatoria), dei fondi sostitutivi, esonerativi ed esclusivi e delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi. Tra queste rientrano le categorie di artigiani, commercianti e coltivatori diretti. È inoltre possibile accedere anche con i versamenti effettuati presso la gestione separata dell’INPS. In questo ultimo caso rientrano sia i lavoratori dipendenti del settore privato, che pubblico (oltre ai lavoratori autonomi).

A fare da primo spartiacque per l’accesso alla misura c’è il requisito contributivo, che si slega dall’effettiva età anagrafica raggiunta dal lavoratore. Per poter beneficiare dell’opzione nel corso del 2021 è necessario innanzitutto aver versato almeno 41 anni di contributi all’Inps. Bisogna poi tenere conto che tra la maturazione dell’assegno e l’effettiva decorrenza di pagamento sarà necessario attendere tre mesi di tempo. Oltre a ciò, è indispensabile aver versato almeno un anno di contributi prima del compimento del 19mo anno di età.


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Le categorie di lavoratori che possono accedere alla pensione con 41 anni di versamenti

Fin qui i requisiti relativi ai versamenti effettuati all’Inps. Oltre a quanto appena premesso, per poter beneficiare della quota 41 è indispensabile anche rientrare all’interno di una delle categorie indicate dal legislatore. Si tratta di quattro differenti situazioni, che richiedono di essere certificate da parte del lavoratore all’ente pubblico di previdenza. La prima riguarda lo stato di disoccupazione per licenziamento involontario, collettivo o per risoluzione consensuale. Rientrano in questa casistica anche le dimissioni per giusta causa. Al fine di poter essere accettato come valido, il requisito prevede l’esaurimento degli ammortizzatori sociali (Naspi) da almeno tre mesi.

La seconda situazione prevista dalla legge riguarda il ruolo dei caregiver. Rientrano coloro che svolgono lavoro di cura da almeno sei mesi continuativi al coniuge oppure a un parente di primo grado con handicap grave. Oltre al parametro di parentela, la legge prevede anche un vincolo di convivenza. Il caso si estende anche a parenti e affini di secondo grado ultra 70enni rimasti soli.

La terza possibilità riguarda invece i lavoratori che possiedono un’invalidità civile certificata dall’Inps in grado di ridurre la capacità lavorativa di almeno il 74%. Infine, possono beneficiare della quota 41 coloro che svolgono un’attività gravosa al momento della richiesta. L’attività deve rientrare all’interno di quelle previste nell’apposita lista e deve essere svolta al momento della richiesta dal almeno 7 anni negli ultimi 10, oppure da almeno 6 anni negli ultimi 7 di lavoro.

Le finestre di accesso per la presentazione della domanda nel 2021

Per ottenere l’accesso alla pensione anticipata tramite la quota 41 è necessario presentare una doppia domanda all’Inps. La prima riguarda la certificazione dei requisiti utili per poter usufruire dell’opzione. In questo caso, sarà necessario anche fornire tutta la documentazione adeguata a dimostrare l’effettiva presenza dei vincoli di accesso previsti dalla legge.

La seconda domanda può essere inviata una volta ottenuto il prima via libera dall’ente e prevede la richiesta vera e propria di pensionamento. La legge ha istituito due differenti scadenze per l’invio della pratica, fissate allo scorso 1° marzo e al prossimo 30 novembre 2021. Il lavoratore può inviare la propria richiesta direttamente tramite la propria area riservata dell’Inps, oppure avvalendosi dei servizi di un intermediario o patronato autorizzato.

In merito alla contribuzione utile, è opportuno poi specificare che al fine del raggiungimento dei 41 anni di versamenti sono validi tutti i versamenti effettuati a qualsiasi titolo. Rientra quindi la contribuzione obbligatoria, figurativa, volontaria e da riscatto. Ai fini del via libera resta però indispensabile aver versato almeno 35 anni di contributi utili (senza quindi considerare i periodi di malattia o figurativi).

Le prospettive per l’ampliamento della platea della quota 41 nel 2022

Fin qui le regole per l’accesso alla pensione anticipata tramite quota 41 nell’anno in corso. Per quanto concerne invece la possibile estensione della platea con la prossima riforma del settore, lo scenario diventa più complesso. Il primo nodo da sciogliere è quello delle coperture finanziarie. Secondo le ultime evidenze in arrivo dalla stessa Inps, per estendere l’opzione a tutti i lavoratori è necessario reperire almeno 4,3 miliardi di euro nel solo 2022.

Nel corso del prossimo decennio, le necessità di coperture saliranno fino a 9,2 miliardi di euro. Un computo pesante e che rende la richiesta di estensione universale difficile da implementare. Maggiori possibilità sembrano invece esserci per un’estensione dei profili che possono usufruire del meccanismo di prepensionamento. Si pensi ad esempio ai lavoratori fragili e a coloro che con l’avvento della pandemia risultano particolarmente soggetti al rischio di contagio.

Sul punto non resta che attendere di vedere quale riforma prenderà forma all’interno della legge di bilancio 2022. A partire da settembre il governo dovrà predisporre la bozza di apertura dell’iter che porterà all’approvazione della manovra alla fine dell’anno. All’interno del documento sarà possibile quindi trovare le effettive proposte del governo, dalle quali partirà la discussione con le parti sociali.