Pensioni, sindacati in pressing sulla riforma del 2022: via dal lavoro a 62 anni

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04/05/2021

Le pensioni anticipate a partire dai 62 anni di età oppure con 41 anni di contributi continuano a restare tra le richieste chiave dei sindacati al governo. La piattaforma sindacale punta alla riapertura della discussione sulle pensioni entro poche settimane.

Pensioni, sindacati in pressing sulla riforma del 2022: via dal lavoro a 62 anni

Il dossier sulle pensioni anticipate continua a restare sotto i riflettori. Il governo ha già chiarito che la quota 100 non verrà rinnovata. Non è ancora chiaro in che modo si proseguirà, sebbene degli aggiustamenti risultino indispensabili. Nei prossimi interventi di riforma previdenziale, con molta probabilità ci sarà spazio solo per limature dedicate a chi vive situazioni di disagio in età avanzata. Ma la piattaforma sindacale prosegue il proprio pressing e chiede di riaprire il tavolo di discussione.

Il cantiere sulla riforma del settore previdenziale potrebbe ripartire già dalla metà di maggio. Le richieste portate avanti da Cgil, Cisl e Uil sono ormai note. L’avvio della flessibilità in uscita dal lavoro a partire dai 62 anni di età. In alternativa, la quota 41 per tutti i lavoratori precoci. Infine, serve valorizzare il lavoro di cura delle donne, riconoscere i compiti gravosi o usuranti e offrire un assegno di garanzia ai giovani inseriti nel sistema contributivo puro.


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Riforma pensioni 2022: atteso questo mese il riavvio del confronto

Stante la situazione appena descritta, il confronto tra governo e sindacati in merito alla riforma delle pensioni dovrebbe riprendere già a partire dalle prossime settimane. I tavoli dedicati alla riforma del welfare e degli ammortizzatori sociali, considerati come prioritari, sono già decollati. Anche le commissioni tecniche dedicate alla valutazione della spesa previdenziale hanno finalmente ottenuto il via libera.

A questo punto si può quindi entrare nel vivo della riforma del settore. Le parti sociali hanno spiegato di voler lavorare per un sistema previdenziale solido e sostenibile. In questo senso, la previdenza deve essere considerata come “uno strumento di coesione sociale e non solo una voce della spesa pubblica”, si legge all’interno di una nota.

A sostegno di questa posizione, la piattaforma sindacale ha avviato dalle ore 10h00 di oggi (in diretta streaming) una nuova iniziativa di comunicazione e confronto intitolata “cambiare le pensioni adesso”. Durante la diretta Cgil, Cisl e Uil puntano a rilanciare i temi della piattaforma sindacale e quindi a riportare all’attenzione del governo le aree chiave sulle quali è imprescindibile intervenire.

Pensioni anticipate: la scadenza della quota 100 al prossimo 31 dicembre 2021

La questione della riforma del settore previdenziale si rende ineluttabile con la scadenza della quota 100. La sperimentazione triennale è partita il 1° gennaio 2019 e scadrà al prossimo 31 dicembre 2021. In questo lasso di tempo ha consentito in via volontaria la possibilità di ottenere la pensione anticipata a partire dai 62 anni di età e dai 38 anni di versamenti. L’opzione cristallizza il diritto per chi matura i requisiti utili entro la scadenza.


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La quota 100 non presenta l’applicazione di penalizzazioni, ma richiede lo stop all’attività lavorativa. Restano esclusi i redditi occasionali nella misura di 5mila euro l’anno. I criteri ordinari di accesso alla pensione prevedono la maturazione di almeno 67 anni di età e 20 anni di contribuzione.

L’uscita anticipata della legge Fornero è garantita a partire dai 42 anni e 10 mesi di versamenti (un anno in meno per le donne). Senza l’arrivo di un’opzione sostitutiva, molti lavoratori potrebbero essere costretti ad attendere fino a 5 anni in più prima di ottenere l’agognata quiescenza.