Pensioni, manovra 2023 con doppio bonus

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22/11/2022

Pensioni, manovra 2023 con doppio bonus

La bozza della manovra 2023 delinea i possibili cambiamenti che si concretizzeranno sulle pensioni. Il governo sta studiando un meccanismo di doppio bonus per il sistema previdenziale. Nel primo caso, si punta a sostenere le pensioni minime, attualmente ferme a 523,28 euro.

Nel secondo caso, si garantirà un vantaggio economico a coloro che decideranno di restare sul posto del lavoro nonostante la maturazione dei requisiti utili per ottenere l’accesso alla pensione. In concomitanza, è prevista anche una penalizzazione per chi percepisce pensioni più alte. L’idea è infatti di ridurre la rivalutazione per l’adeguamento all’inflazione sopra alla soglia di 2000 euro lorde.

Pensioni, manovra 2023: intervento sulle pensioni basse

Il tema delle pensioni basse viene richiamato dalla politica da tempo. La nuova finanziaria dovrebbe varare un maxi aumento degli assegni minimi, che potrebbero salire ben oltre l’inflazione. In particolare, le minime potrebbero beneficiare da gennaio di un’indicizzazione del 120%. Guadagnando così il 20% in più rispetto a quella piena.

Di fatto, gli assegni minimi potrebbero crescere di circa 45 euro al mese, arrivando a poco meno di 570 euro. Ovviamente, l’effetto sarebbe garantito anche sulla tredicesima mensilità. In questo modo, il governo porterebbe avanti il proprio programma, visto che durante la campagna elettorale si è parlato dell’obiettivo di alzare gli assegni a un minimo di 1000 euro.

Pensioni, manovra 2023 con premio per chi resta: torna l’ipotesi del bonus Maroni

Il secondo intervento di riforma del sistema previdenziale dovrebbe ripristinare (in chiave aggiornata) il bonus Maroni. Negli scorsi giorni si è parlato molto del suo possibile reinserimento all’interno della finanziaria. Secondo alcuni esponenti dell’esecutivo la sua applicazione sembrava eccessivamente onerosa per le casse pubbliche.


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Diversamente da quanto preventivato, l’opzione è stata inserita nella nota divulgata congiuntamente dalla Presidenza del Consiglio e dal Mef. La nuova agevolazione prevede una decontribuzione del 10% per coloro che decidono di rinviare l’accesso alla pensione una volta maturati i requisiti ordinari di legge.

I contributi non verranno effettivamente versati, pertanto la pensione maturata dovrebbe cambiare leggermente al momento della quiescenza, tenendo conto dei coefficienti di conversione in rendita più favorevoli per quanto concerne la quota contributiva pura.

Pensioni, manovra 2023 con riduzione delle rivalutazioni sopra 2000 euro

Le diverse agevolazioni previste con la prossima riforma previdenziale dovrebbero accompagnarsi a dei tagli sulle rivalutazioni delle pensioni sopra 2000 euro lorde annue. La necessità di reperire le risorse per gli interventi di tutela e flessibilità in favore dei più deboli potrebbero portare alla riduzione delle rivalutazioni per le pensioni quattro volte il minimo sociale.

Si tratta di circa 2100 euro lordi mensili, che attualmente vengono rivalutate al 90% sopra 4 volte il minimo e al 75% sopra 5 volte il minimo. Il governo punta a portare la percentuale di adeguamento al 50%. Sulla questione pesa però il problema delle tempistiche.

Infatti, una prima rivalutazione è già stata garantita in via anticipata negli scorsi mesi. Mentre l’adeguamento del prossimo mese di gennaio è fissato al 7,3%. Si tratta di dati provvisori, ma i tempi per eseguire i nuovi conteggi da parte dell’Inps sarebbero stretti. Il rischio è quindi che l’ente previdenziale si trovi costretto ad agire successivamente con azioni di recupero.

Riforma pensioni 2023: gli altri interventi in cantiere

D’altra parte, nel cantiere previdenziale del 2023 sono in preparazione diverse misure volte a garantire la tenuta sociale del Paese. Con la fine della quota 102 al prossimo 31 dicembre 2022 serve un provvedimento in grado di evitare il concretizzarsi di uno scalone rispetto ai parametri previsti dalla legge Fornero.

Sullo sfondo c’è la nuova Quota 41 con limite anagrafico, il rinnovo dell’opzione donna e dell’ape sociale. Provvedimenti che si associano alle già citate rivalutazioni degli assegni più bassi e che richiedono ingenti risorse in un momento particolarmente delicato per la tenuta dei conti previdenziali.


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