Reddito di cittadinanza 2023, tra proposte di modifica e abolizione

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16/08/2022

Reddito di cittadinanza 2023, tra proposte di modifica e abolizione

Il reddito di cittadinanza 2023 torna al centro del dibattito elettorale. Il tema rappresenta uno dei punti caldi del confronto politico, anche considerando il profondo impatto sul bilancio pubblico. D’altra parte, l’ampia platea dei percettori ne fa al contempo un elemento chiave per le prossime elezioni. Ovviamente, la misura rappresenta un vero e proprio punto imprescindibile per il Movimento 5 Stelle. Il centro sinistra appare invece tiepido verso il provvedimento di welfare.

Mentre i principali oppositori si situano nel centro destra. Da qui arrivano le principali ipotesi di abolizione, per sostituire il provvedimento con misure volte all’inclusione sociale e alle politiche attive. In questo senso, queste formazioni puntano al reinserimento e all’inclusione nel mondo del lavoro. Due elementi che da sempre hanno costituito il tallone d’Achille della misura.

Reddito di cittadinanza 2023: ecco chi ne chiede l’abolizione

Tra i partiti politici con le posizioni più drastiche in merito al reddito di cittadinanza c’è Fratelli d’Italia. La principale esponente Giorgia Meloni ha più volte chiesto l’abolizione del provvedimento. Motivando il tutto con la necessità di aiutare chi non può lavorare. Ma evitando al contempo di garantire un assegno pubblico a “chi non vuole lavorare”.

Anche la posizione della Lega sulla misura è fortemente critica. All’interno del proprio programma elettorale si specifica che il reddito di cittadinanza nel suo stato attuale non funziona. Si punta il dito, in particolare, contro l’elevato numero di frodi. Per questo motivo, si richiedono maggiori controlli (soprattutto da parte degli enti locali). La Lega evidenzia quindi la necessità di una profonda riforma del reddito di cittadinanza.


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Le proposte di riforma della Lega e di Forza Italia

L’idea della Lega consiste nel mantenere in essere l’assegno per coloro che non sono idonei al lavoro, dando maggior peso al quoziente familiare e rimodulando gli importi. Mentre per coloro che risultano idonei all’attività lavorativa, la misura andrebbe trasformata in un ammortizzatore sociale. Con l’obiettivo finale dell’occupazione.

Il denaro andrebbe quindi impiegato in formazione, tirocini e altre attività volte al reinserimento nel mondo del lavoro. Anche Forza Italia è delle stesso parere. Per il coordinatore Antonio Tajani è necessario ridurre la platea dei beneficiari garantendo l’assegno solo in favore di chi ne ha realmente bisogno. In questo modo, si potrebbero destinare le risorse risparmiate agli invalidi e ai pensionati con assegni bassi.

Le posizioni del M5S e del PD sul reddito di cittadinanza 2023

Come già anticipato, il reddito di cittadinanza rappresenta un vero e proprio cavallo di battaglia per il Movimento 5 Stelle. La formazione politica ne chiede quindi la conferma e il rafforzamento. Non è un caso se una parziale ipotesi di modifica del provvedimento nel Decreto Aiuti sia stata una delle cause della crisi di governo.

Nel centrosinistra si parla invece perlopiù della necessità di una modifica al provvedimento di welfare. Per il PD è importante ricalibrare l’assegno ed evitare ingiustizie. Si chiede in particolare di tutelare in modo migliore le famiglie numerose e con minori. Vi è poi la proposta di arrivare a un’integrazione pubblica delle retribuzioni troppo basse. Estendendo il reddito di cittadinanza verso coloro che sono impiegati a basso reddito.

Le ipotesi di riforma del provvedimento di welfare in arrivo dal terzo polo

Ancora differente la posizione del terzo polo, che inizialmente si era spaccato proprio sul reddito di cittadinanza. Il leader di Italia Viva Matteo Renzi suggeriva l’abolizione del provvedimento, mentre Carlo Calenda di Azione voleva riformarlo.

L’accordo di base trovato sul provvedimento segue quindi le linee guida già tracciate dal premier uscente Mario Draghi, che ne proponeva la prosecuzione solo per i non abili al lavoro. In tal senso, rifiutare un’offerta di lavoro dovrebbe comportare la perdita dell’assegno di welfare.


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